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Articolo 21 - Sguardi sul mondo
Noi siamo pronti! Appello per la democrazia e per un’Italia migliore
Noi siamo pronti! Appello per la democrazia e per un’Italia migliore

Noi siamo pronti. E quando dico noi, intendo noi cittadini, noi scrittori, noi poeti, noi artisti, noi musicisti, noi appartenenti al mondo della cultura e dello spettacolo, noi esponenti politici, noi sindacalisti, noi magistrati, noi minacciati dalla criminalità organizzata per aver rivelato verità scomode: insomma, noi società civile al gran completo siamo pronti a mandare a casa Silvio Berlusconi e il suo governo che in questi anni hanno trasformato il Paese in un’arena nella quale o accetti le regole dello scontro e della lotta senza esclusione di colpi o non hai scampo.
Quando dico noi, vado al di là degli schieramenti politici: non mi riferisco solo a chi, come me, si riconosce in valori di centrosinistra; sono sicuro di interpretare anche le idee di chi si riconosce nei valori della destra liberale europea, la destra di Angela Merkel: un modello assai lontano dalla destra berlusconiana basata sull’anti-politica e sul continuo attacco ai magistrati, ai giornalisti liberi, all’opposizione che fa il suo mestiere come ovunque nel mondo e a tutti gli intellettuali di sinistra che il ministro Brunetta ha gentilmente definito “culturame di merda”.
Mentre scrivo, al “Palasharp” di Milano (dove sabato scorso si è tenuta la manifestazione di “Libertà e Giustizia”), stanno parlando persone con storie ed esperienze molto diverse tra loro: Saviano, Umberto Eco, la Camusso, Pollini, gente che si è incontrata ed unita intorno agli stessi ideali che animarono i partigiani di “Giustizia e Libertà” durante la Resistenza.
Stanno parlando persone provenienti dal Nord e dal Sud, dalla Campania e dal Piemonte, nella città che un tempo era la capitale della Resistenza e della Liberazione dal nazi-fascismo e da circa trent’anni è la capitale del craxismo, prima, e del berlusconismo adesso. È l’aspetto meno importante del raduno di “LeG” ma assume un valore particolare in un anno come questo, in cui ricorre il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. È un bel modo per celebrare una ricorrenza che il governo non può fare a meno di festeggiare solo perché al Quirinale c’è un personaggio come Napolitano ma che, in realtà, non interessa affatto alla maggior parte dei suoi esponenti, meno che mai ai padani della Lega, interessati soltanto al loro progetto federalista il cui unico risultato rischia di essere un aumento delle tasse per i cittadini già messi a dura prova dalla crisi economica.
C’è una categoria che ha arrecato all’Italia quasi più danni di Berlusconi e dei suoi sodali: sono i cosiddetti “concretisti”, persone che mascherano dietro una falsa concretezza ed un falso pragmatismo il loro profondo ed insopportabile cinismo; persone grette, distaccate, disinteressate, egoiste; persone che hanno rinunciato a lottare perché, sotto sotto, si riconoscono a loro volta nei disvalori del berlusconismo.
Penso, ad esempio, a scene orribili come quelle dei cinesi in fila alle Primarie di Napoli. Cito questo episodio perché lo considero una ferita ancora aperta ma, soprattutto, un inganno nei confronti delle decine di migliaia di napoletani perbene che si sono messi in fila perché credono nel centrosinistra, nel Partito Democratico o semplicemente nella possibilità (peraltro espropriata da questo governo tramite il “Porcellum”) di scegliere i propri rappresentanti.
Mi rivolgo al vincitore Cozzolino e ai candidati sconfitti: in quelle Primarie, in una giornata che sarebbe dovuta essere una festa per la democrazia, abbiamo perso tutti, come a Mirafiori, come nelle altre occasioni in cui ci siamo divisi e abbiamo lasciato prevalere i nostri particolarismi.
Non sono questi gli atteggiamenti degni di chi vuole cambiare il Paese e renderlo migliore. Non è falsificando le Primarie che si vince perché poi ci sono le “Secondarie” e, senza una candidatura unitaria di alto profilo, rischiamo di regalare al centrodestra pure Napoli, che di problemi ne ha già parecchi.
I “concretisti”, che al pari di Berlusconi se la prendono con i giornali “perché non servono chiacchiere ma fatti concreti” (quali non è dato saperlo), si arrabbierebbero a morte se leggessero quest’articolo: come ti permetti di ricordare un episodio così sfavorevole e deplorevole per il centrosinistra? Vuoi far vincere Berlusconi?
No, cari miei, siete voi, sono i qualunquisti da strapazzo, i tribuni della plebe che arringano il popolo a suon di “vaffa”, i cinici che manomettono il vocabolario e trasformano l’omertà in astuzia e strategia politica, che da diciassette anni danno una grossa mano a Berlusconi.
È chi rivendica come un successo delle Primarie da cancellare che spinge Napoli nelle braccia del Cavaliere.
È chi considera l’onestà un principio importante ma non imprescindibile che si è berlusconizzato nel tempo e non è all’altezza di rappresentare un popolo stanco di subire soprusi ma per nulla disposto a svendere la propria dignità.
Cito questo episodio anche per dimostrare che la nostra Italia – libera, pulita – non solo c’è già ma è già addirittura in Parlamento; e non credo sia così minoritaria come sostengono gli scettici. Certo, non è nemmeno maggioritaria, ma esiste e parte dai numerosi parlamentari che da anni collaborano e si battono al fianco di questa associazione in difesa dei diritti costituzionali che il Presidente del Consiglio definisce “ostacoli”.
Probabilmente, i “concretisti” vedranno come il fumo negli occhi pure le affermazioni della giovane deputata del PD Pina Picierno che, in un’intervista a “Vanity Fair”, ha dichiarato: “Gli altri candidati – Umberto Ranieri, Libero Mancuso e Nicola Oddati – hanno denunciato i brogli fin dalla notte del voto. Sono fatti incontrovertibili: queste cose le hanno riprese i Tg e le ha denunciate il nostro segretario provinciale. Proprio da chi ha vinto mi sarei aspettata una reazione indignata a tutela delle tantissime persone perbene che sono andate a votare”.
Nell’Italia che abbiamo in mente, nell’Italia che vuole voltare pagina dopo la tragicommedia berlusconiana, vorremmo più di ogni altra cosa che onestà non facesse più rima con ingenuità, che gli idealisti fossero considerati dei modelli e non più dei moralisti da quattro soldi che non hanno capito come funziona il mondo.
Noi siamo pronti ad affrontare questa sfida e siamo ancora più motivati dopo la manifestazione del “Palasharp” ma, soprattutto, dopo essere stati ai gazebo del PD e aver discusso, ascoltato da vicino la rabbia propositiva delle centinaia di cittadini che venivano a dirci: ok, mandarlo via è la priorità assoluta, ma poi bisogna modernizzarlo davvero questo Paese. Non rifarete mica lo scherzetto del governo Prodi?
Non è questa la sede adatta per occuparci del programma elettorale col quale affronteremo le imminenti (si spera) elezioni.
Non è neanche la sede adatta per discutere di alleanze o accordi elettorali. Vi prometto che ce ne occuperemo ampiamente in campagna elettorale, ma non ora perché i “suggerimenti”, sia pur in buona fede, possono rivelarsi dannosi.
È, però, questa la sede migliore per fare autocritica e porre una serie di richieste ineludibili: varare una seria legge sul conflitto di interessi, restituire dignità a tutte le categorie vessate dal berlusconismo, riportare felicità e speranza in un Paese allo stremo.
Noi che crediamo nella democrazia e reputiamo la nostra Costituzione la più bella del mondo siamo pronti.
Non vorrei sembrare troppo ottimista, ma mi sembra pronta anche la mia generazione che non ha conosciuto altro che il berlusconismo e la progressiva degenerazione dello Stato che esso ha provocato.
Chi come me aveva quattro anni quando Berlusconi vinse per la prima volta le Politiche, è passato da una crisi all’altra, da un’elezione all’altra, senza mai conoscere una stagione di serenità e di vero riformismo, eccetto il breve periodo del primo governo Prodi che ci portò nell’Euro.
Nei prossimi mesi, che si annunciano tutt’altro che facili e molto probabilmente ci condurranno ad una campagna elettorale senza tregua, vorrei che tutti i lettori di questa rubrica tenessero a mente una riflessione pronunciata sabato pomeriggio da Roberto Saviano: “Albert Camus diceva che la sofferenza, come la morte, non si può sconfiggere: ma che il nostro dovere è di riparare nella creazione tutto ciò che può essere riparato. Io in questo credo: nella possibilità di ridurre aritmeticamente il dolore. Forse un mondo migliore non esiste, ma credo nella possibilità di migliorare il mondo. Per questo sento che è il tempo per tornare a sognare. Non sembri scontato e retorico e anche se lo fosse ben venga. Ma sognare un paese diverso non può che essere il carburante vivo e persino divertente del tentativo di cambiare le cose. Di cercare una felicità possibile. Una felicità semplice, fatta di un lavoro dignitoso, della possibilità dell'individuo di provare quanto vale. Di ricevere quanto merita. Non è il sogno di un paradiso inesistente ma di un luogo un po' diverso, dove l'ingiustizia, il favore, la raccomandazione del potente di turno per ottenere un lavoro o addirittura un posto in consiglio regionale o in parlamento, non esistano più. I valori che ci fanno in questo momento stare insieme sono sepolti con l'urgenza di identificare ciò che non siamo ciò che non vogliamo. Ora è il tempo di dire anche ciò che siamo e ciò che vogliamo”. 
Roberto Bertoni

 

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