Nadia Redoglia
Colpita da “de Belli goliardico”, mi cospargo il capo di cenere. Galeotta fu la sorprendente somiglianza fra le rime del finto Belli e quelle dell’ottocentesco sonettista. Così mi sono lasciata trarre, sventatamente, in inganno, inducendo voi lettori in errore. Mi scuso. Gli è che negli ultimi tempi -e siamo pure in pieno Carnevale- è diventato arduo lo slalom tra le notizie d’informazione e quelle da satira. YouTube ci propina parodie esilaranti, lo zapping ci mostra personaggi che, date le performance dal vivo e telefoniche, facciamo fatica a distinguerli dagli originali imitati. La difficoltà sta, non tanto nella bravura degli attori, quanto, più drammaticamente, nell’esibizione degli originali cui da mo’ siamo purtroppo abituati. Ci sono scene per le quali è impossibile non ridere a crepapelle, è pure umano sfogo, ma non appena saziati sarebbe il caso di riflettere: ciò a cui assistiamo non è una comica fiction, bensì è la realtà dell’epoca che stiamo vivendo sulla nostra pelle. Non è il caso di piangere, ma solo di tenerlo a mente, ché…
…..S'incavajèra mò qualunque vizzio:...
vojo ride però, co tanto sguazzo
de cavajeri, ar giorno der giudizzio.
Quanno che Gesucristo, arzanno er braccio,
dirà: «Signori cavajer der cazzo,
ricacàte ste croce, e a l'infernaccio.»
Un pezzo, a caso, del vero Belli ve lo dovevo.
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"Libertà d’informazione. Quanto costa e a chi". Fnsi, 17 novembre 2010
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