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FACCIAMOLA FIORIRE: UNA COSTITUZIONE DI CUI PARLARE
FACCIAMOLA FIORIRE: UNA COSTITUZIONE DI CUI PARLARE

Di Stefano Porciello

 

   Parte con un messaggio del Presidente della Repubblica la manifestazione "Facciamola fiorire. Tutti i colori della Costituzione" promossa dallo Spi-CGIL, Unione degli Universitari e Rete degli Studenti Medi il 10 gennaio dal palco dell'Auditorium Massimo di Roma. Dopo gli interventi di Ivan Perdetti e conclusione di Carla Cantone, segretaria nazionale dello Spi CGIL, la grande sorpresa sono gli ospiti.

   Ci sono più di mille spettatori ad assistere alla tavola rotonda moderata dall'editore Carmine Donzelli e spiegata, seguita, quasi rifinita dalla politologa Nadia Urbinati. Gli ospiti? Praticamente degli sconosciuti. Giorgia Chiolli, lavoratrice precaria; la studentessa di Giurisprudenza Elvira Adamo; Tiziano Scricciolo, liceale perugino e Giovanna Calvi, ostetrica in pensione. Forse è meglio così. Perché le parole, le provocazioni non si fanno certo mancare.

   Sulla prima frase dell'articolo 1 della Costituzione "l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro" viene interrogata la lavoratrice precaria. "Come percepiamo l'assenza del lavoro? Restando eternamente giovani", risponde.  Perché essere giovani ti permette di continuare ad adattarti a tutte le situazioni, ad accettare nuove condizioni e nuovi incarichi. Per Giorgia Chiolli,  però,  essere giovani è "un limite": qualcosa che "ti impedisce di crescere, di diventare donne, di diventare uomini". Applausi. Giorgia ha un tono stanco, sembra ormai disillusa. Poi, colpisce: "mi stupisce - dice riferendosi sempre al primo articolo della Carta - che si dimentichi che la sovranità appartenga al popolo" e che nessuno "ha assolutamente il diritto di toglierci l'esercizio di questo potere".

   L'emozione, in sala, cresce sostenuta da una serie di interventi di alto tenore. Si parla della progressiva propensione alla limitazione dei diritti, si parla - neanche a dirlo - della FIAT di Marchionne. È Donzelli a dire "lo scontro in atto non è economico ma di potere e il tentativo è di decurtare i lavoratori del loro potere. Una tendenza neoautoritaria contro cui tutti i cittadini sono chiamare ad opporsi e resistere".

   Gli studenti portano sul palco il loro contributo parlando del diritto allo studio negato dalle riforme del ministro Gelmini. Anche loro parlano senza luoghi comuni, senza giri di parole. Tiziano Scricciolo arriva a sostenere che il merito così come lo percepisce la Gelmini è altra cosa da quello ipotizzato dai "costituenti". "Merito si ha quando si parte tutti dalle stesse possibilità" dice, e la Urbinati - politologa di fama internazionale e insegnante di Scienze Politiche alla Columbia University di New York - va subito a sottolineare come l'articolo 3 sia fondamentale e lungimirante nel prescrivere la rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale affinché a ciascuno siano date le stesse opportunità di partenza.

   "Una utile occasione di discussione di approfondimento sul significato e sulla vitalità della nostra Carta Costituzionale" aveva scritto, nel suo saluto il Presidente Napolitano. La lettera del segretario CGIL Camusso si sofferma invece sul concetto che "senza un futuro dei giovani si deprime e peggiora anche il presente". La manifestazione dell'Auditorium Massimo ha appunto due spiriti, da una parte far fiorire le prescrizioni ancora non realizzate della Costituzione, dall'altro costruire un dialogo tra studenti, precari e pensionati.

   È l'ora del comico Paolo Rossi che chiude la manifestazione con uno spettacolo dal titolo "L'eccezione come regola". La satira, il capovolgimento carnevalesco che è succo e essenza della comicità non poteva certo mancare. Lo spettacolo è perfettamente intonato allo spirito della manifestazione e nei suoi momenti di ironia tornano alla mente le parole di Giorgia Chiolli, la lavoratrice precaria. "Dobbiamo cominciare a esercitare il diritto alla resistenza, di cui vorrei sentir parlare".
Dalla rete di Articolo 21