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Articolo 21 - Musica
Patrizio Maria, un gladiatore con la chitarra e un cassetto pieno di scarpe da ginnastica
Patrizio Maria, un gladiatore con la chitarra e un cassetto pieno di scarpe da ginnastica

di Antonella Sciocchetti
Figlio della pittrice di fama internazionale Gabi Minedi, Patrizio Maria, giovane cantautore e chitarrista abruzzese, ironico e surreale, ruvido e al contempo elegante, sostenitore del suono Indie e dello FI, urlatore rock dei suoni primordiali, è uno dei più singolari personaggi del mondo della musica emergente italiana.
Fuori da schemi e pregiudizi, stravagante nei suoi abiti underground che ricordano il mondo dei Mood’s, col suo primo album “India Londinese”, prodotto da Caramella Blues e uscito nell’ottobre del 2009, anticipato dai singoli “Killer” e “C’ho l’ansia” (entrambi accompagnati da due interessanti video), in pochi mesi raggiunge quote di vendita impensabili in tempi in cui la musica si compra sempre più di rado nei negozi.

Quattromilaseicento copie vendute offrono ad altrettanti acquirenti un sound fuori dall’ordinario che rompe i diktat accademici con una genuinità invidiabile che sa di zenzero e marshmellow, di biscotti al cioccolato e di avanguardia, di ricerca, ma anche di istinto indomabile.

Non ha domatori, Patrizio Maria. Cammina da solo sulle sue ‘All star’ colorate (pare che ne abbia una collezione di oltre  395 paia) perché da solo ha trovato, e non senza difficoltà, la sua strada verso le chitarre e le parole giocate, verso le riflessioni intelligenti sul nostro tempo, verso il rock “in multi vision” che conserva il fascino del jukebox.
Alla vigilia del suo concerto all’Auditorium di Genzano (Roma), dove domani sera alle 21.30 proporrà brani originali di “India Londinese” e qualche anticipazione di “Banana confused”, lo abbiamo incontrato per conoscere le sue passioni per il teatro e il cinema, per le scarpe, per i fumetti e le architetture del mondo musicale … nonché per ‘assaporare’ la sua teoria dell’uovo fritto a cui è tanto affezionato.

Ma cos’è questa teoria dell’uovo fritto, Patrizio?
La teoria dell'uovo fritto è in realtà molto semplice! La frittura contiene colesterolo, unge, e spesso, se l 'olio non è buono,  puzza e fa male alla salute. Però è alla moda, è trendy. Allora tutti si buttano sull’uovo fritto,  senza desiderio di capire che l’uovo lo puoi sbattere, affogare, farlo sodo. Io sono contro le fritture (dannose) e non amo ‘farmi friggere’ da nessuno.

Cane sciolto caparbio, entusiasta ed energico. Tu sei un ragazzo positivo e molto sensibile, ma spesso sei anche duro, contestatore e, soprattutto, non perdoni le offese.  Perché questo astio?
La cosa che mi fa incazzare di più al mondo è la presunzione, oltre le mancanze di tatto e di rispetto degli spazi altrui. Mi fanno incazzare l’ignoranza e la bassa statura della dignità. L'appropriarsi di spazi non propri, occupati con esemplare squallore da qualche professorino represso …  Ho sempre pensato all'Italia come una nazione senza ruoli, dove la mignotta fa l'attrice e l'attrice la mignotta per vivere e tirare avanti.

Tu che fai per ‘tirare avanti’? A chi devi qualcosa e chi ti ha tolto qualcosa?
Devo moltissimo a tante persone, ma oggi credimi faccio i conti solo con me stesso, davanti allo specchio. Ringrazio sempre i ragazzi che mi seguono in maniera tenerissima sul web e che riempiono le serate dei miei live. Mi danno coraggio  e mi quella carica giusta che io amo tanto, essendo una persona molto positiva e colorata. Oggi mi sento molto “gladiatore”. Tutti mi incitano e tifano per me, però poi sono da solo a prendere i morsi nel culo dal leone. Quindi oggi in maniera molto tranquilla e pulita ringrazio, senza falsa modestia, il mio coraggio e la mia perseveranza, la mia creatività e il mio modo di mettermi in gioco senza, per questo, essere un giocattolo. Nessuno mi toglie nulla. A Patrizio Maria che gli vuoi togliere? Giusto Dio mi ha fregato un po’ di altezza sul nascere, ma poi mi ha detto all'orecchio che mi ha concepito per orizzontale.
 
Hai tante passioni (il cinema, il teatro, l’arte, l’architettura) come fai a catalizzarle e metterle tutte nel crogiuolo del tuo interesse primario, che è la musica?
Credo in un'arte rinascimentale e soprattutto nell'artista rinascimentale. Pensa che noia fare musica solo con la musica. Non tollero molto chi si applica alla musica in maniera scolastica e/o da scimmia nervosa. La musica è già architettura, ha già una forma sociologica e psicologica. Ha una compresenza di aspetti visivi, spirituali e mistici. La musica ha un profumo. E’ erotica, surreale, realista e corre avanti, è preveggente … sta a te sfruttare tutto questo, se ne sei capace. Non sopporto quelli che si spacciano per cantautori e invece di alimentarsi con la cultura si nutrono di  quella scatoletta nera di cui non ricordo il nome e si mettono in pantofole a vedere le partite di pallone. L'insalata e il minestrone, pur essendo cibi sobri e minimali, diventano buoni se li mischiamo e li coloriamo.  Dalla mia scrittura ha un’impronta cinematografica,  fresca, colorata, profumata, leggera e senza additivi e senza … scatolette nere.

Perché ce l’hai tanto con la televisione, al punto di non volerla neppure nominare?!
Perché è una scatola oltre che nera, vuota. L’unica cosa della televisione che mi piace, perché è colorata, è il ‘test’. (ridiamo)

Una definizione del tuo sound?
Credo che il mio sound sia una macchina di marmellata biologica, color arcobaleno, su una pagina di cronaca nera di un giornale del mattino.

Che definizione poetica! Una per Patrizio Maria?
Un cantautore, chitarrista indie con la voce da collegiale francese del 700, sempre girato sul doppio lato di se stesso. Un cantautore e chitarrista che esiste e resiste malgrado i detersivi dei centri commerciali e le saponette da bidet che vende l'altra Maria nei pomeriggi invernali, nella scatoletta nera che io non so come si chiami.

Se fossi un personaggio di un fumetto, visto che ti piacciono molto, quale saresti?
Amo tantissimo i fumetti e ti ringrazio per la domanda. Disegno spesso storielle con personaggi strani che osservo soprattutto quando viaggio e giro per stazioni e aeroporti. Amo molto il fumetto vintage. Al contrario non mi piacciono i pupazzi robotici, ma piuttosto quelli divertenti e un po’ sgarbati alla “Andy Capp”. Tra quelli che ho sempre amato c’è il fumetto creato dallo statunitense George Harriman, “Krazy Kat”, il gatto innamorato del topo Ignazio che puntualmente lo colpisce con un mattone alla testa perché detesta queste forme così tenere di approccio. Ecco, io vorrei davvero essere un fumetto.

Ti interessi di politica?
Non mi sono mai interessato di politica e non mi sono mai schierato in nessun angolo della strada. Sono una scimmia sulla schiena e una mina vagante. Mi interessa il “sociale” più che l’aspetto politico di questo mondo. Spesso e volentieri vado in centri di recupero, di disabili o di bambini poco fortunati e cerco di strappare loro un sorriso. Quello mi piace molto e mi fa bene allo stomaco. Ma politica non so cosa sia, forse lo slogan migliore di oggi sai quale può essere? La canzone di Morandi, la ricordi?  (canta) “Uno su mille c'è la fa”… mio figlio! (ride)

Di che cosa soffre oggi il mondo della musica?
Credo ancora che ci sia buona musica ed ottimi musicisti. E' il sistema ad essere malato terminale di tumore, hanno reso squallida la creatività rendendola una ridicola gara di staffetta dove alla ribalta portano personaggi da karaoke. Per me la musica è ricerca e se dietro le scrivanie ancora ci sono personaggi che non vanno oltre alla batteria al basso alla chitarra acustica al pianoforte e agli archi è finita! Amore/cuore non è un binomio che mi si confà molto, piuttosto amore/colore o amore/rumore o amore/motore … amore/acceleratore. Credo che l'artista debba descrivere il proprio tempo, eppure a quanto pare se usi parole al passo con i tuoi tempi non vieni considerato. Io manderei in pensione molti pantofolai con la vestaglia beige e poi vedi come la musica, e l'arte in generale, inizieranno di nuovo a fiorire come un albero di caramelle profumate.

Allora, la musica risente dei … pantofolai. Tu di cosa soffri?
La sofferenza è una cosa giusta, sana. E’ come l'ansia: assolutamente positiva. Si soffre per un dolore, si soffre per un amore, per un dispiacere, per una perdita importante, ma ho imparato nel tempo che la vita è bella per questo. Ti fortifica ogni giorno di più dando e togliendo, lasciando cicatrici per poi curartele. Che ci fai con un cuore, se non sai farlo battere? Vivi e goditi ogni attimo, così anche la sofferenza diventa felicità. Attualmente soffro questa nazione infatti spesso scappo a Londra, dove sto registrando il mio album. Soffro Patrizio Maria, ma allo stesso tempo mi diverte e mi fa crescere soprattutto quando mi porta a fare la pipì al parco la domenica mattina.

“India Londinese”, il tuo primo album, come lo definiresti?
India Londinese è un luogo che tutti dovrebbero avere. A ognuno la sua India Londinese:
creatività, caos, spiritualità. Amo il tema del doppio e sempre torna in me questa cosa. Patrizio Maria, porta spesso le “converse” di colore diverso: un lato rock e un lato più beat. “India Londinese” è per me un luogo importante, storico, grammaticale, assente e presente, dove i colori, i suoni, il noise, il lo-fi, il beat, il rock, si mischiano a scarpe, profumi, a schiume da barba, a parka e lambrette, al sitar e alle chitarre semiacustiche vintage, ai libri. Mi rappresenta totalmente.

So che stai lavorando al nuovo album e che stai registrando in Inghilterra. Ci dai qualche anticipazione?
L'album che uscirà nel 2011 inoltrato e si chiamerà “Banana Confused” . E’ la logica continuazione di “India londinese”: sempre colorato e sempre psico sound. Io amo la ricerca e anche qui sto sperimentando delle chitarre suonate con delle forchette da cucina. Mi sto divertendo un mondo. Poi registrare a Carnaby Street è il sogno che si avvera! Ci saranno dieci tracce nuove tra rock, beat, noise e lo-fi e non mancheranno ballate più dolci e da zucchero filato. Sono davvero felice perché sto facendo tutto in maniera molto rilassata e sono sempre più cosciente del lavoro che vado a svolgere pure se immerso in un’atmosfera psichedelica pura, fatta di colori e fumetti.

Hai presentato un brano al festival di Sanremo 2011. Che succede adesso?
Succede che quel giorno ascolterò qualche bel disco di musica vintage e vedrò qualche film neorealista o francese. Se ami la vita e salti per il palco devi accettare che non sei digeribile quanto uno con la barba, seduto a lamentarsi su di una chitarra classica. Magari, chissà, andrò a Sanremo a …mangiare. Mi hanno detto che sul palco ci sono dei merluzzi niente male, appena pescati.

Certo che sei terribile! (ridiamo) Chi ti accompagna domani sul palco dell’auditorium di Genzano?
I miei fedelissimi! Patrizio alla voce, Maria alla chitarra, Danilo Bigioni al basso e Stefano Corrias alla batteria. A parte gli scherzi. Siamo in tre. Amo molto il power-trio e mi diverto a suonare con questi due musicisti ed amici che stimo moltissimo e che arricchiscono le mie idee in maniera accattivante e rock.

La fatidica domanda in chiusura, non può mancare: il sogno nel cassetto di Patrizio Maria?
Sicuramente è quello di liberarne qualcuno, visto il delirio che ho in casa!

E ti credo! Trecentonovantacinque paia di scarpe da tennis! Ma dove le tieni?
Nel cassetto dei sogni.


Antonella Sciocchetti

Auditorium dell’Infiorata
Via Italo Belardi, 81
Genzano

Ore 21.30
Ingresso libero

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