Padre e figlio uccisi e sfigurati. E' allarme
di Gaetano Liardo
Nuovo duplice omicidio nel Gargano. Pietro e Sante Zimotti, padre e figlio, sono stati uccisi in un agguato e i corpi sfigurati con colpi di pallettoni al volto. E' successo a Cagnano Varano, provincia di Foggia. Omicidio per molti tratti simile a quello dei fratelli di Vieste, Giovanni e Martino Piscopo. Una situazione che mette in allarme gli inquirenti e che mobilita la Commissione parlamentare antimafia. La scorsa settimana era intervenuto il sottosegretario agli interni, Alfredo Mantovano, nella riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza. Segnale che la situazione è preoccupante. La mafia garganica è considerata tra le più pericolose di tutta la Puglia e tra le organizzazioni criminali più violente in Italia. Scossa, negli ultimi anni, da forti contrapposizioni interne, dovute alla rottura dell'alleanza tra le famiglie Li Bergolis e Romito. Una frizione che ha provocato nell'ultimo periodo numerosi omicidi.
«Segnali di forte contrapposizione sono percepibili nell'area garganica – scrive la Dia nella relazione del primo semestre del 2010 – in particolare a Monte Sant'Angelo (Fg) e a Manfredonia (Fg)». Uno scontro tra le famiglie dominanti della zona: «Da un lato fra i due opposti gruppi Li Bergolis e Alfieri – aggiunge la Dia – che si sono fronteggiati da oltre trent'anni, e dall'altro, fra i Li Bergolis e i Romito». Due famiglie un tempo strettamente alleate, ma oggi in guerra tra loro. Le relazioni tra i Li Bergolis e i Romito sono, infatti, passate da: «Rapporti strategici consolidati verso un rapporto palesemente conflittuale e segnato da vicendevoli azioni omicidiarie di tipo ritorsivo». Una situazione che, secondo la Dia, ha influito sull'aumento degli omicidi: «Passati dai 17 del semestre scorso ai 25 attuali».
Qual è la causa dello scontro tra i due clan un tempo alleati? Il doppio gioco dei Romito che, sottolineano gli inquirenti, avrebbero svolto il ruolo di “confidenti” con le forze dell'ordine a discapito dei Li Bergolis. «E’ altamente probabile –scrivono i magistrati della Direzione nazionale antimafia - che l’omicidio di Romito Franco, persona di notevole considerazione nell’ambito della mafia garganica, rappresenti una vendetta maturata in seno alla criminalità organizzata per punire la sua presunta “collaborazione” con appartenenti alle forze dell’ordine. Tale collaborazione – scrive la Dna - risalente all’indagine “Iscaro”, resa nota nel corso della fase dibattimentale, è stata verosimilmente percepita come una strategia dei Romito volta a colpire per via giudiziaria i soli affiliati al gruppo vincente dei “li Bergolis”, allo scopo di consolidare il proprio già consistente potere economico ed imprenditoriale e di assumere la leadership incontrastata della criminalità organizzata garganica».
Un tradimento che ha innescato la nuova faida del Gargano. A cadere, uno dopo l'altro, esponenti di punta delle due famiglie. L'omicidio, nell'aprile del 2009 di Franco Romito, boss dell'omonima famiglia. L'agguato, lo scorso 27 giugno a Manfredonia, nei confronti di altri due esponenti del clan: Michele Romito, figlio di Franco, e Mario Romito, fratello del defunto boss. Agguato che ha provocato la morte del giovane Michele. Anche i Li Bergolis hanno subito perdite “pesanti”. Il 26 ottobre 2009 veniva ucciso il patriarca della famiglia Li Bergolis, Francesco detto “Ciccillo” e soprannominato “Calcarulo”. Una vendetta da parte del clan rivale per l'omicidio di Franco Romito. Un ulteriore duro colpo ai Li Bergolis è scattato, questa volta, da parte delle forze dell'ordine. Lo scorso settembre, infatti, è stato arrestato Franco Li Bergolis, giovane nuovo boss della famiglia garganica, da tempo latitante.
Il Gargano si è nuovamente trasformato in terreno di scontro. La situazione è preoccupante e gli inquirenti stanno organizzando un lavoro di squadra. Come, già dopo il primo duplice omicidio, stanno facendo le forze dell'ordine coordinate dalla Dda di Bari. Il Procuratore Antonio Laudati, della Dda di Bari, ha recentemente dichiarato che occorre: «Stabilire, in maniera sinergica, operazioni di contrasto alla criminalità organizzata, che diano ai cittadini del territorio non solo risposte certe sul piano della Giustizia, ma anche maggiore fiducia nella Squadra Stato».
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