Re Nudo è una favola teatrale sulle patologie dei nostri tempi. Un popolo e un re sono imprigionati da un potere occulto nell’arena mediatica di un varietà fanta politico che, processando gli ideali del novecento, ne ridicolizza i valori, assunti a simboli delle perversioni sociali d’una umanità sempre più egoisticamente sola e paradossale.
Re Nudo cerca di essere un’opera di sovversione poetica, la raffigurazione di una civiltà in declino spirituale, sottoposta a un trattamento genetico di massa volto a condizionare gli immaginari, desertificare le emozioni, contrapponendo alle vecchie utopie fascinazioni nuove: la realtà percepita, la semplificazione del pensiero, la simulazione virtuale, le visuali dell’inganno.
La favola si ispira a “1984” di Orwell, a “I vestiti nuovi dell’imperatore” di Andersen e ad alcune esperienze di vita particolarmente oppresse, accostando i frammenti di queste fonti per analogia, come fossero i numeri di un varietà che, vaneggiando sul potere dell’immaginazione, provoca domande per astrazioni e somiglianze, sollecitando similitudini, corrispondenze percettive che lasciano agli spettatori lo spazio della visione critica e il compito della composizione narrativa.
Un ruolo drammaturgico particolare è svolto dalla tecnologia che, seppur utilizzata nella forma più semplice possibile, qui rappresenta uno strumento d’assalto che oggi opprime la nostra vita quanto domani, forse, potrà renderla più libera e saggia.
Abbiamo cercato di rappresentare le prigionie delle nostre esistenze. Nella mappa del novecento ci sono i focolai dell’infezione, le tracce degli inganni che ci hanno confuso il cervello, distruggendo le bandiere della nostra passione. Siamo noi il bombardamento di immagini che infetta le nostre coscienze e, goccia a goccia, porta il pensiero alla morbosità degli orrori e alla persuasione. Abbiamo spogliato i nostri corpi, come carciofi, come cipolle, come puttane, cercando la scintilla di una speranza dentro la nostra povera carne di cartone: inadeguati, perfino indifferenti, tra le misere della finzione, siamo diventati i tiranni della nostra ignoranza. Re nudi, come dei bambini marciti, come delle statuine di gesso, di un presepe in putrefazione.
Alessandro Garzella
Sipario toscana
RE NUDO
studio per la messa in scena di una favola sull’inganno
liberamente ispirato a “ I vestiti nuovi dell’imperatore” di Hans Christian Andersen e a “1984” di George Orwell
testo e regia di Alessandro Garzella
con Fabrizio Cassanelli, Irene Catuogno, Ivano Liberati, Francesca Mainetti, Chiara Pistoia, Francesca Pompeo, Marco Selmi, Anna Teotti
ideazione e realizzazione scenica di Luigi Di Giorno in collaborazione con Fabrizio Cassanelli e Alessandro Garzella; elaborazioni in video di Valentina Grigò; luci di Giuliano De Martini; collaborazione drammaturgica di Francesco Niccolini; costumi di Rosanna Monti, sarta Patrizia Bosi; maschere di Ferdinando Falossi staff tecnico Matteo Ciardi, Jacopo Pantani assistente alla regia Consuelo Scopelliti
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