Matteo Gerlini svolge attività di docenza e ricerca in storia delle relazioni internazionali presso la facoltà di Scienze politiche "Cesare Alfieri". Autore di saggi e articoli in pubblicazioni italiane e internazionali, collabora col Centro interuniversitario "Machiavelli" per lo studio della Guerra fredda, col Centro di studio delle dinamiche complesse dell'Università di Firenze e con il programma di Nuclear security dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica.
Il tema della capacità nucleare di Israele è molto attuale, anche se meno ‘gettonato’ rispetto alla questione iraniana. Ripercorrere la storia del possesso e della costruzione di armi nucleari da parte di Israele, la famigerata "opzione Sansone", è invece un’indispensabile retroterra culturale e politico per comprendere il contesto attuale, nel quale la possibilità di avere un Medioriente denuclearizzato viene percepita, purtroppo, solo come una bella utopia e non come una ipotesi concreta per l’immediato futuro.
Il libro di Matteo Gerlini, Sansone e la guerra fredda, offre strumenti utili e qualificati, soprattutto perchè l’autore – che ha un ricco curriculum come dottore di ricerca in Storia delle Relazioni internazionali presso la facoltà di Scienze politiche ‘Cesare Alfieri’ - ha potuto utilizzare documenti declassificati e fonti d’archivio fino ad ora inedite.
In particolare, Gerlini ci spiega che la conquista dell'opzione nucleare da parte di Israele, divenuto elemento della costruzione del Medio Oriente postbellico, è stata la conseguenza dell’ordine mediorientale statunitense realizzato nel decennio 1953-1963 a discapito del nazionalismo arabo e dell’influenza sovietica. Se nel 1955 la sollecitazione della Francia - preoccupata per le spinte indipendentiste dell’Egitto nasseriano e dei movimenti algerini - a costruire il nucleare fu il primo passo per Israele che individuò a Dimona l’area per la costruzione della sua centrale (pretendeva Ben Gurion di ‘far fiorire’ il deserto con l’atomo), <<l’ingresso nella guerra fredda di Isreale fu un importante tassello nella costruzione del Medioriente americano, edificato secondo un’architettura che prevedeva un’ambiguità rispetto alla detenzione di armi nucleari da parte di Israele. Gli israeliani non sarebbero stati i primi a introdurre le armi nucleari in Medio Oriente: il corollario di questo semplice assunto strategico comportò che nessun altro soggetto regionale avrebbe potuto introdurre tali armi. Per questo ogni tentativo di altri Stati di sviluppare una capacità nucleare di qualsiasi tipo è stato sino ad oggi impedito>>.
A volere questa soluzione furono gli Stati Uniti di Eisenhower la cui amministrazione non fu per niente inconsapevole, come spesso si legge, delle aspirazioni nucleari israeliani. Proprio il programma occulto, però, poteva garantire la perfetta dissuasione rispetto ai vicini paesi arabi, tanto che il professor Ennio Di Nolfo, nell’introduzione al libro, spiega che il possibile nucleare israeliano sia stato più un monumento all’esistenza dello Stato che un effettivo strumento di dissuasione. C’è molto in questo libro che parla del passato che ci aiuta a capire il presente.
Di Stefania Limiti
Titolo: Sansone e la guerra fredda. La capacità nucleare israeliana fra le due superpotenze (1953-1963)
Autore: Gerlini Matteo
Editore: Firenze University Press
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