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Colombia: terzo giornalista ucciso nel 2010. Violenze e successi della "Pax Uribea"
Rodolfo Maya Aricape era anche un importante attivista indigeno; e’ stato ucciso a colpi di pistola il 14 ottobre davanti casa sua. Ne’ gli omicidi ne i mandanti sono per adesso conosciuti.
L’omicidio e’ stato ripreso ieri dalle organizzazioni internazionali per la liberta’ di stampa, che stanno conducendo una campagna virulenta contro l’ex presidente Uribe. I gravissimi fatti che stanno emergendo (leggi qui) chiamano infatti in causa alcuni tra i piu’ importanti esponenti del passato governo, tra cui lo stesso Uribe. Il DAS e’ accusato di aver spiato per conto del governo il lavoro di molti giornalisti, di aver intercettato telefonate di oppositori politici e cosi’ via.
Non e’ certo la prima volta che Uribe viene accusato di autoritarismo e di poco rispetto per le liberta’ e le voci dei dissidenti. Ricordiamo prima di tutto gli spregevoli casi di civili uccisi e poi travestiti da guerriglieri FARC per essere mostrati come prova del successo dell’azione governativa contro la guerriglia, ma anche il fenomeno della parapolitica, cioe’ della collusione tra paramilitari e governo che avrebbe portato all’uccisione di attivisti, oppositori politici e sindacalisti, e che si e’ rafforzato nel secondo mandato di Uribe.
A questo punto, senza nulla togliere alle accusa, vanno aggiunte due cose:
1) il fatto stesso che lo scandalo sia emerso e che i direttori dell’intelligence siano caduti uno dopo l’altro travolti da queste rivelazioni e’ il segno di una certa “trasparenza” delle istituzioni, che piuttosto che intentare cause milionarie per diffamazione (come si fa da noi) rispondono in qualche modo alle accuse.
2) la politica militaristica di Uribe ha avuto un indiscutibile successo: e’ ora possibile prendere la macchina e percorrere centinaia di chilometri nell’entroterra, cosa impossibile fino a pochi anni fa. Dal 2002 al 2009 il numero di omicidi e’ sceso del 45%, i rapimenti del 92%, gli attacchi contro infrastutture pubbliche dell’83%. E a proposito di giornalisti, si e’ passati da una media annuale di 8 reportes uccisi nel quinquennio 1998-2002 a quella di 1,5 dal 2004 in poi.
L’omicidio e’ stato ripreso ieri dalle organizzazioni internazionali per la liberta’ di stampa, che stanno conducendo una campagna virulenta contro l’ex presidente Uribe. I gravissimi fatti che stanno emergendo (leggi qui) chiamano infatti in causa alcuni tra i piu’ importanti esponenti del passato governo, tra cui lo stesso Uribe. Il DAS e’ accusato di aver spiato per conto del governo il lavoro di molti giornalisti, di aver intercettato telefonate di oppositori politici e cosi’ via.
Non e’ certo la prima volta che Uribe viene accusato di autoritarismo e di poco rispetto per le liberta’ e le voci dei dissidenti. Ricordiamo prima di tutto gli spregevoli casi di civili uccisi e poi travestiti da guerriglieri FARC per essere mostrati come prova del successo dell’azione governativa contro la guerriglia, ma anche il fenomeno della parapolitica, cioe’ della collusione tra paramilitari e governo che avrebbe portato all’uccisione di attivisti, oppositori politici e sindacalisti, e che si e’ rafforzato nel secondo mandato di Uribe.
A questo punto, senza nulla togliere alle accusa, vanno aggiunte due cose:
1) il fatto stesso che lo scandalo sia emerso e che i direttori dell’intelligence siano caduti uno dopo l’altro travolti da queste rivelazioni e’ il segno di una certa “trasparenza” delle istituzioni, che piuttosto che intentare cause milionarie per diffamazione (come si fa da noi) rispondono in qualche modo alle accuse.
2) la politica militaristica di Uribe ha avuto un indiscutibile successo: e’ ora possibile prendere la macchina e percorrere centinaia di chilometri nell’entroterra, cosa impossibile fino a pochi anni fa. Dal 2002 al 2009 il numero di omicidi e’ sceso del 45%, i rapimenti del 92%, gli attacchi contro infrastutture pubbliche dell’83%. E a proposito di giornalisti, si e’ passati da una media annuale di 8 reportes uccisi nel quinquennio 1998-2002 a quella di 1,5 dal 2004 in poi.
Possiamo solo sperare che questa fragile “pace” sia duratura, e che questi gravissimi “effetti collaterali” vengano al piu’ presto chiarificati - ed i colpevoli puniti. Anche perche’ si parla di 22 attivisti uccisi nei primi settantacinque giorni del nuovo governo Santos, delfino e successore di Uribe.
Giulio D'Eramo - Londra
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