Ibrahim Eissa, direttore del giornale indipendente Al-Dustur, è stato licenziato ieri in quello che ad opinione degli esperti è l'inizio di una nuova campagna di repressione in vista delle elezioni legislative che si terranno tra un mese – e di quelle presidenziali l'anno prossimo.
Ibrahim Eissa è conosciuto per i suoi editoriali satirici contro il governo. Sostiene di essere stato licenziato un'ora dopo essersi inutilmente battuto con i proprietari per la pubblicazione di un articolo scritto da uno dei più popolari oppositori di Mubarak, Mohamed ElBaradei.
Un talk show su una rete privata e presentato da Eissa era stato chiuso il giorno prima per “pressioni” governative, secondo il comunicato della direzione. Al-Dustur è stato recentemente comprato dal tycoon S. Badawi, presidente del partito liberale di opposizione Wafd.
Eissa era stato denunciato per critiche nel 2008, e l'appena eletto Presidente del Sindacato della Stampa aveva rilasciato una dichiarazione piuttosto indicativa dello stato delle cose:
“potremmo pensare all'accettazione di un codice etico suggerito dal governo che proibirebbe critiche al Presidente e/o a qualsiasi membro della sua famiglia”.
Ricordiamo che in Egitto vige ancora lo stato d'emergenza dichiarato nel 1981 da Mubarak, appena dopo l'assassinio di Sadat.
In virtu' di esso, leggiamo sul rapporto di Freedom House, lo stato domina la televisione e influenza tutte le pubblicazioni grazie al monopolio sulle tipografie e sulla distribuzione dei giornali. Le licenze per i giornali sono emesse dal governo, e l'anno scorso ne sono state revocate almeno 5.
I direttori dei tre maggiori quotidiani sono nominati dal presidente.
L'espansione di internet, determinata anche dai fondi per lo sviluppo e la competitività decisi dal governo, ha dato vita ad un'effervescente blogosfera, che pero' risente di un controllo capillare delle autorità. Il CPJ, in una delle tante classifiche, ha messo l'Egitto tra i dieci paesi più pericolosi dove svolgere l'attività di blogger.
Le relative pressioni della comunità internazionale, i sostanziali problemi economici e politici successivi all'11 settembre, avevano portato nel 2005 alle prime elezioni presidenziali con più di un candidato ed al riconoscimento di partiti di opposizione.
Oltre che profondamente falsa – nonostante l'88% di Mubarak, il maggiore candidato dell'opposizione venne poi arrestato per dubbi motivi e rimase in carcere 3 anni- questa apertura e' stata accompagnata da misure che hanno rinsaldato il potere e la presenza del NDP a tutti i livelli delle istituzioni. Mubarak nomina tutti i Ministri e tutti i Presidenti delle 26 Regioni.
Si pensi che dei 264 membri del senato, che comunque non ha nessun potere, ben 88 sono nominati direttamente da Mubarak.
Il rapporto di Mubarak con l'islam è piuttosto contorto. Infatti nonostante sia la religione di stato, e molti giornalisti sono finiti in prigione o sono stati multati per blasfemia, i partiti religiosi sono illegali dal 2005. Inoltre Freedom House afferma che moltissime moschee e i sermoni in esse impartiti sono attentamente monitorati dalle autorità. Malgrado questo, molti esponenti della Fratellanza Musulmana sono in parlamento, anzi sono il più grande gruppo di opposizione con oltre 80 deputati, essendosi presentati come indipendenti. Il fatto che le opposizioni sia laiche che religiose siano comunque radicate nel territorio è proprio la ragione alla base del costante accanimento contro una stampa già fortemente controllata dallo stato.
Insomma, peccato che Mubarak non disponga ne di gas ne di petrolio, altrimenti sarebbe un ottimo candidato per l'allargamento a 4 del gaudente asse Putin-Berlusconi-Gheddafi.
Giulio D'eramo - Londra
Per saperne di piu', guardate il bel rapporto di Freedom house
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