Il Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i diritti umani, si unisce all’appello diramato in queste ore da Cittadinanzattiva Provincia di Rieti, Postribù Rieti, associazione Germogli di Toffia e Agenzia Habeshia, chiedendo con urgenza al Governo Italiano, e in particolare al Ministero dell’Interno, di annullare nell’immediato la procedura di espulsione dall’Italia per Saba Gdey, cittadina eritrea di 32 anni rifugiatasi nel nostro Paese per sfuggire alla persecuzione. “Dopo aver subito alcuni mesi di carcere in Eritrea con il marito, Saba è scappata, rifugiandosi in un campo profughi in Sudan” raccontano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti di EveryOne. “Da qui, dopo alcuni mesi, ha tentato la traversata del deserto verso la Libia e per circa due anni ha cercato di sopravvivere onestamente con un’attività in un ristorante di Tripoli. Mentre pianificava con alcuni connazionali l’approdo in Europa” continuano gli attivisti, “la polizia libica l’ha arrestata per due volte per scongiurare un tentativo di emigrazione clandestina in Italia. Una volta libera, Saba ha tentato una fortunosa fuga dalla Libia in un barcone, riuscendo a sbarcare a Lampedusa nell’ottobre 2008. Condotta a Rieti nello stesso periodo, ora Saba rischia da un momento all’altro di essere deportata in Libia o in Eritrea, in seguito a un provvedimento di allontanamento della Questura di Rieti, dopo due sentenze delle Commissioni per i Rifugiati richiedenti asilo che respingevano il suo ricorso. Saba è semianalfabeta, in grado di parlare solo il tigrigno (lingua eritrea) e l’amarigno (lingua etiopica) ed è dunque costretta ad affidarsi a traduttori, interpreti e avvocati per comunicare con autorità e istituzioni. Alcune delle sue dichiarazioni - riportate dal suo legale in seguito a trascrizioni di sue testimonianze tradotte - sono infatti parse discordanti al giudice del Tribunale di Roma, che non le ha consentito un’ulteriore permanenza in Italia. Saba ha già tentato il suicidio, nel luglio 2009, tentando di gettarsi dal terzo piano dello stabile dove era ospite a Rieti, proprio per la paura di essere deportata, e versa tuttora in uno stato di depressione e instabilità emotiva”. Il Gruppo EveryOne chiede pertanto che a Saba Gdei sia consentito di continuare a soggiornare in Italia beneficiando di protezione umanitaria e che venga annullato il provvedimento di respingimento esecutivo a suo carico. “Anche alla luce della mobilitazione straordinaria dell’Italia e delle sue più alte rappresentanze istituzionali in favore di Sakineh, perseguitata dal regime iraniano,” concludono Malini, Pegoraro e Picciau”, “chiediamo una presa di coscienza delle maggiori forze politiche e delle più alte autorità del nostro Paese, al fine di impedire che una vita umana, a causa di un errore di valutazione, sia sottoposta a ulteriori abusi e violazioni dei propri diritti fondamentali. Saba potrebbe morire, e l’Italia può, anzi deve, salvarla e proteggerla”.
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Gruppo EveryOne
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