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Wikileaks - misteri e virtù di una rivoluzione
Wikileaks - misteri e virtù di una rivoluzione

Wikileaks ha svelato segreti che hanno scosso le coscienze dell'occidente e le gambe dei potenti; ma della sua organizzazione, dei suoi soldi e dei suoi fondatori non si sa niente. Una evidente contraddizione, o la necessita' di proteggersi?

Wikileaks, il sito che dal 2007 pubblica documenti segreti proteggendo l'anonimato delle fonti, rappresenta forse la piu' grande rivoluzione giornalistica dall'avvento di Internet – almeno dal punto di vista metodologico della ricerca di informazioni sensibili.

Wikileaks prima dimostra e poi denucia la non trasparenza e la non responsabilita' dei governi e di settori economici ad essi indissolubilmente legati, come quello della sicurezza. Wikileaks, con la pubblicazione di documenti segreti su Guantanamo ha reso evidente a tutti la violazione da parte del governo americano degli accordi di Ginevra, nonche' gli effetti concreti dell'annullamento dell'abeas corpus, principio fondamentale della costituzione americana.

Ma se Wikileaks ha questi pregi, ha anche il difetto di essere una organizzazione misteriosa, di cui si sa poco o nulla, di cui non si conoscono ne' i fondatori, ne' i direttori ma neanche in che modo impieghino i soldi derivanti da donazioni. A chi pensasse che questo sia dovuto al dato di fatto che Wikileaks ha calpestato e calpestera' i piedi di persone e/o istituzioni potenti come il Pentagono ed i suoi generali, ricordo che wikileaks opera in paesi come la Svezia in cui il giornalismo gode di protezioni legali a prova di bomba e non ha pertanto mai perso una causa legale a loro intentata – ricordiamo che in Svezia, il paese della totale trasparenza, i giornali sono le uniche societa' che non devono giustificare tutte le voci di bilancio, in quanto e' specificatamente previsto che una parte dei fondi vada in mazzette e corruzione per ottenere l'accesso a informazioni segrete.
D'altra parte e' anche vero che la “guerra contro wikileaks” e' appena cominciata (da quando mesi fa ha pubblicato 90mila pagine di documenti segreti del pentagono sulla guerra in Afghanistan), e che forse la totale segretezza e' stata pensata non per i pericoli del presente, ma per quelli futuri – hanno annunciato che tra poco pubblicheranno 400mila pagine di documenti sull'Iraq.

Wikileaks, creato nel 2007 ad opera di non si sa bene chi, nel 2008 e 2009 vinse i piu' grandi premi internazionali per la stampa, compreso l'Amnesty International Award – per rivelazioni sui crimini della polizia in Kenya .Un anno dopo aveva in archivio 1,2 milioni di documenti altrimenti introvabili.
Per preservare la propria piu' totale indipendenza, Wikileaks rifiuta la pubblicita' e si basa su donazioni volontarie con il metodo del Blind Trust: Wikileaks non puo' sapere, per come e' organizzata, da chi gli arrivino i fondi – ed in questo modo rimandano al mittente l'accusa mossagli da molti Media occidentali di stare in realta' lavorando nell'interesse di paesi come la Cina, di cui wikileaks riesce per ovvie ragioni a svelare ben pochi segreti. Anche se, anche se... e' molto strano pensare che i creatori di Wikileaks, inventori del sistema che ha permesso di svelare segreti fino ad ora imperscrutabili, bypassando il segreto di stato dell'organo militare piu' potente del mondo, non siano in grado di ottenere la lista dei loro donatori.

Wikileaks per adesso si avvale del lavoro di un migliaio di volontari, ed il suo budget annuale si aggira intorno a 200mila dollari l'anno, che vanno in spese per i server e nel rimborso spese -che pero' comprende solo i trasporti- per i volontari. Le ingenti spese legali sono sostenute da vari gruppi editoriali ed associazioni giornalistiche internazionali.
Nel dibattito tenutosi ieri all'UCL di Londra, l'autoproclamato portavoce di Wikileaks J. Assange sostiene che fino all'anno scorso i soldi ce li metteva lui, fatto difficilmente verificabile. Comunque sia, a fine 2009 Wikileaks, ormai conosciuto in tutto il mondo, chiude il proprio archivio al pubblico chiedendo al popolo di internet donazioni piu' consistenti. Fissano un obiettivo minimo, lo raggiungono dopo un paio di mesi ed il sito ricomincia a funzionare a pieno regime – anche se Paypal gli blocca misteriosamente l'accesso ai fondi per 3 giorni, dal 22 al 25 gennaio. Assange ha ripetuto piu' volte che se tutto va bene Wikileaks comincera' ad assumere personale pagato.

Ieri J. Assange si confronta con David Aaronovitch (giornalista del News of the world, di proprieta' di Murdoch), uno dei piu' grandi nemici di Wikileaks, almeno stando ai suoi feroci editoriali. Devo ammettere che Assange e' personaggio assai “strano”. Alle scomode domande degli studenti sulla metodologia utilizzata per analizzare l'immensa mole di documenti del pentagono e per eliminare informazioni utilizzabili dai Talebani*, Assange non risponde, schiva, dice che e' un sistema molto complicato, che e' dispostissimo a parlarne pero' ci vorrebbe troppo tempo. Ovvero conferma quello che e' stato detto da un ex-volontario di wikileaks: i documenti sono stati controllati soltanto con un programmino che eliminava i nomi propri presenti vicino a parole come “informatore”.

Un altro concetto scomodo per wikileaks e' quello della segretezza per l'interesse generale: per lo sviluppo economico di una nazione  e' a volte necessario mantenere segreti alcuni obiettivi a lungo termine. Vero, ma questi segreti sono cosi pochi che in quello che Wikileaks ha finora pubblicato non c'e' nessun documento del genere. QuellDavid Aaronovitch che anzi wikileaks ha dimostrato, e' che la segretezza viene spesso usata contro l'interesse generale.
A questo proposito riporto l'analisi di R. Jayasekera *: “quando Wikileaks ha vinto l'Amnesty international award, il loro modus operandi era quello di un postino, che prende un pacchetto da -per esempio- un membro del pentagono e lo mette poi nella buca delle lettere dei grandi giornali. Senza controlli sul contenuto, senza un'analisi dei segreti rivelati, fungevano solo da messageri, esulandosi quindi da ogni responsabilita'. Con la pubblicazione dei documenti sull'afghanistan, accompagnati da un editoriale, analizzati e controllati, wikileaks ha invece “cambiato mestiere”, e nel tentativo di proteggersi si e' alla fine fatta spingere sul sentiero della responsabilita' editoriale. A lungo termine, questo e' un grave errore strategico, hanno accettato di essere responsabili del contenuto del sito. Cosa che non erano tenuti a fare”.

Nei suoi editoriali e nel dibattito alla UCL , le critiche di Aaronovitch si possono sintetizzare in tre punti:
1) Wikileaks ha pubblicato gli indirizzi e-mail di Sarah Palin nonche' i nomi degli iscritti al BNP, partito fascista inglese; questo e' un attentato alla privacy per la legge di quei paesi, se l'avesse fatto un giornale avrebbe dovuto pagare milioni di dollari alle vittime di queste intrusioni. Questo dimostra anche che Wikileaks ha in realta' forti connotazioni ideologiche. 2) Wikileaks, che sostiene di combattere per la trasparenza delle istuzioni, e' a sua volta un'organizzazione oscura.
3) Wikileaks riesce ad ottenere piu' informazioni su paesi demcratici che su paesi autoritari, e' quindi un nemico delle demcrazie occidentali.

Le risposte di Assange sono ovvie , ma le riporto perche' ,come tutte le cose dettate dal buon senso, forniscono materiale di riflessione. Ometto quella al punto 3 perche' penso che la domanda non meriti risposta.
Schivando come suo costume riferimenti specifici, Assange ricorda che la trasparenza dovrebbe essere proporzionale al potere, e questo vale sia per le istituzioni che per gli individui. Il mondo in cui viviamo oggi, in cui gli operai e gli impiegati sono assolutamente trasparenti, mentre i capitani d'industria -e in certi posti anche i governanti- sono opachi ed imperscrutabili:  evadono il fisco, di costruiscono societa' offshore e giocano alle scatole cinesi. E non solo questa e' una pratica comune nonche' consigliata in qualsiasi corso di contabilita', ma e' anche consentita dalla legge. Questo cambio di rotta a 180 gradi rispetto al “contratto sociale” e' la dimostrazione di come il buon senso e la giustizia siano stati travolti dalla pratica demcratica, dalle collusioni tra i grandi poteri dei nostri paesi.
Aggiunge inoltre che le leggi sulla privacy vengono usate quasi sempre da persone molto ricche, visto che noi comuni mortali non disponiamo delle risorse per usare questo sacrosanto strumento. La nobile idea che una legge e' buona solo se valida e accessibile a tutti, mi riporta un attimo a considerare il concetto tutto italiano di una sovranita' popolare assurta al ruolo di giudice, una dottrina che il nostro governo cerca di far passare come fosse una legge, vestendo i panni di paladini del popolo: anche la sovranita' popolare non e' accessibile a tutti, quale imputato in un processo puo' chiedere a 30 milioni di italiani di interessarsi al suo caso?

Penso di aver parlato abbastanza a lungo dei difetti strutturali di Wikileaks per potermi permettere un'ultima annotazione sulla questione della non trasparenza di Wikileaks, usata dai giornali e dai governi di mezzo mondo per screditare l'organizzazione. Come si fa a non vedere la faziosita' dei ragionamenti di persone come Aaronovitch, che urlano al lupo al lupo per i danni che Wikileaks potrebbe causare per esempio ai Marines in Afghanistan -danni che non si sono ancora verificati- mentre tacciono invece sugli scandali delle illegalita' e ingiustizie effettivamente commessi da governi occidentali. La progressiva erosione dello stato di diritto a vantaggio di uno stato di sicurezza e' un fenomeno a cui stiamo purtroppo assistendo tutti, e Assange fa bene a ricordare:
noi non abbiamo nessuna ideologia antiamericana, anzi, ma dato che il fatturato del settore guerra/sicurezza statunitense e' pari al prodotto interno di tutti gli altri paesi del mondo messi insieme (escluso il G8) noi pubblichiamo e pubblicheremo sempre piu' materiale scomodo al Pentagono.

 Giulio D'Eramo - Londra

*Vari organi di stampa hanno riportato la notizia di una condanna ufficiale della pubblicazione di questi dati, giunta secondo loro dai vertici di Amnesty. Ebbene, e' una bufale tra le piu' subdole: questa comunicazione ufficiale sarebbe una mail personale tra due impiegati di Amnesty che si scambiavano il loro punto di vista. La sera stessa era finita, non si sa come, sui tavoli del WSJ (di Murdoch). Amnesty ha intentato causa (questo pero' lo ha detto Assange, notizia non verifcata).

*Associate Editor dell'Index on Censorhip

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