“E’ vero, sto in carcere perché ho fatto un reato, ma il giudice non mi ha condannato a diventare cieco per colpa del sovraffollamento…” basterebbe questa semplice frase contenuta in una delle tante lettere che i detenuti scrivono alla redazione di Ristretti Orizzonti per raccontare, come ha fatto Davide Pelanda, quella che è la dimensione carceraria nell’Italia del 2010. Mondo recluso ( questo il titolo del libro) è un viaggio all’interno del sistema carcerario italiano, un viaggio compiuto dall’autore attraverso le voci e i racconti di chi quel mondo lo conosce o lo ha conosciuto da vicino: per esserci stato, per averci lavorato, o per aver prestato “volontaristicamente” il proprio tempo. Un viaggio che sembra avere come unico scopo quello di rendere più vicino e familiare un universo per i più sconosciuto, ma fatto di uomini e di donne uguali in tutto e per tutto a coloro che appartengono al “mondo libero”. Uomini e donne su cui grava una colpa e il cui ingresso dovrebbe essere finalizzato all’espiazione della stessa e a un reinserimento sociale che nei fatti non avviene, nonostante quanto sancito dalla Costituzione e quanto stabilito dall’Ordinamento carcerario istituito con la legge del 1975. Di contro una situazione esplosiva, con carceri al collasso, alto tasso di suicidi, carenza di personale e una lunga serie di denunce alla Corte europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. La narrazione lascia il posto alla testimonianza, si rincorrono, così le voci di detenuti che denunciano le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere: “ Da quando hanno messo un’altra persona in cella ho l’impressione che la mia condanna sia raddoppiata, le mie giornate mi sembrano lunghe il doppio, non c’è spazio neanche di pensare al mio futuro, alla mia famiglia, al mio sbaglio, non so come possa essere recuperato un detenuto in queste condizioni…” Racconti, tanto al limite, da sembrare inverosimili, e che lasciano lo spazio alla riflessione … è da quella “ristrettezza” degli spazi fisici, ma soprattutto mentali che, spiega un altro detenuto, può maturare un “evento critico” come il suicidio, visto quasi come una forma di liberazione. Dai detenuti si passa poi ai direttori di istituti penitenziari, a volontari e ricercatori, le stesse problematiche, ma osservate dall’ “altro lato”. I soldi sono sempre troppo pochi, dice il direttore del carcere di Reggio Calabria, impossibile quindi investire in attività per i detenuti, volte al reinserimento sociale.
E, da un quadro già di per se già cupo non possono di certo mancare gli episodi legati alle morti “sospette” all’interno delle carceri: quelle morti che ancora non hanno avuto giustizia e su cui pesa una coltre di omertà, volti e corpi tumefatti che campeggiano come fantasmi in attesa che un giudice si pronunci, o peggio ancora attendono l’apertura di un’inchiesta giudiziaria, mai partita. E che, forse, non partirà mai.
Il testo di Pelanda, di acile consultazione e accessibile a tutti, riporta con i piedi per terra e soprattutto riporta sulla terra quel “pianeta carcere” che molti vorrebbero lontano e misterioso, spingendo a riflettere sui meccanismi della pena e sulla necessità, ormai inevitabile di rivedere un sistema carcerario al collasso da tempo.
Bruna Iacopino
Mondo recluso
di Davide Pelanda
Effatà editrice
euro 13,50
L'innocenza di Giulio ( di Giulio Cavalli)
I libri vincitori e le manifestazioni del Premio Bancarella 2012
Ventâanni dopo
Ines Figini, la vita oltre il lager
âLa bancarotta del capitale e la nuova societĂ â di Paolo Ciofi
Il bello della diretta. Produrre per la TV ( di Elio Matarazzo)
Ingiustizia Ăš fatta. L'omicidio di Nicola Calipari
Green Italy ( di Ermete Realacci)
Mani pulite... ( di Barbacetto, Gomez, Travaglio)
I veri intoccabili (di Franco Stefanoni)



