Troppi i giornalisti italiani minacciati o intimiditi
di Gaetano Liardo
Quattrocento giornalisti nel nostro Paese hanno subito minacce o intimidazioni di varia natura nell’ultimo anno. Quattrocento. I “numeri” li ha dati il secondo Rapporto di Ossigeno, l’Osservatorio sui cronisti minacciati e le notizie oscurate della Federazione nazionale della stampa e dell’Ordine dei giornalisti, promosso in collaborazione con Libera Informazione e Articolo 21. Cifre da capogiro che pongono, ancora una volta, l’Italia in una posizione critica per quel che riguarda la libertà di informazione.
Numeri da scenario bellico, o da regime non democratico. Chi fa informazione è ritenuto una minaccia, i giornalisti che fanno troppe domande e che fanno fino in fondo il proprio dovere vengono messi a tacere. Lettere anonime, minacce più o meno velate, telefonate, buste con proiettili fino ad arrivare alla devastazione o all’incendio della auto, o alla violenza fisica vera e propria. Da nord a sud, dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia, passando per l’Avamposto Calabria, la Campania, la Puglia, il Lazio, l’Emilia Romagna, la Liguria, il Piemonte e la Lombardia.
Dal rapporto Ossigeno viene fuori uno scenario inquietante: 68 casi di minacce ed intimidazioni denunciati, 43 casi di intimidazione individuale, 24 minacce collettive, 13 aggressioni fisiche, 10 danneggiamenti. Un quadro da allarme rosso che tuttavia la stessa informazione sottovaluta. Un giornalista minacciato non fa notizia, non interessa. Anche se i numeri sono troppo alti per essere ignorati. «I casi denunciati – dichiara Alberto Spampinato, direttore di Ossigeno - sono la minima parte, come ha rilevato anche il Rapporto biennale dell'Unesco sui giornalisti uccisi o minacciati nel mondo. Sono raddoppiati rispetto al nostro precedente rapporto, forse anche perchè oggi c'è più coraggio, spazio per le denunce». O anche perché sta prendendo forma una rete a tutela di chi fa informazione mantenendo la schiena dritta.
Non è un caso, infatti, che il Rapporto 2010 di Ossigeno sia stato presentato a Napoli. Ricorre oggi il 25° anniversario dell’omicidio di Giancarlo Siani, giovane collaboratore de Il Mattino eliminato dalla camorra per i suoi reportage da “Fortapasc”. Lo ricorda nel suo messaggio anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che lo scorso anno ricevette la prima edizione del Rapporto, ritenendo «apprezzabile la scelta di caratterizzare la VII edizione del premio giornalistico dedicato al giovane cronista de “Il Mattino” assassinato dalla camorra con il convegno dell'Osservatorio “Ossigeno per l'informazione” sull'impegno del giornalismo italiano a sostegno dell'azione delle forze dello Stato e delle rappresentanze più illuminate della società civile per contrastare e debellare la inquietante presenza e la minaccia della criminalità organizzata».
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