Nell'ultima settimana 2 giornalisti sono stati uccisi in incidenti diversi, tutti e due nella provincia di Khyber-Pakhtunkhwa, nell'instabile nord-est del paese. M.R. Siddique e Misri Khan lavoravano entrambi per quotidiani locali in lingua Urdu. Il Pakistan ha già raggiunto il record -registrato nel 2009- di 8 giornalisti uccisi in un solo anno, quando mancano ancora più di tre mesi a capodanno. Come spesso accade, a parte rari casi di giornalisti stranieri particolarmente avventurosi - che però vengono di solito rapiti, non uccisi - i più colpiti lavorano per testate locali in lingua Urdu.
Questo ci ricorda un fatto importante in Pakistan: mentre i giornali in lingua inglese sono relativamente liberi ed autorevoli, sono insomma dei buoni giornali, quelli in lingua Urdu sono molto più politicizzati e sotto il controllo delle autorità centrali o locali. L'apparente contraddizione risiede nel fatto che i lettori di giornali in lingua inglese appartengono all'élite, che da una parte ha bisogno di informazioni corrette, dall'altra è comunque in grado di procacciarsi informazioni attendibili e quindi non comprerebbe un giornale inaffidabile. Gli altri giornali -e televisioni- sono sottoposti invece ad un controllo molto più severo in quanto è li che le masse si informano, discutono ed infine si ribellano.
Questo controllo non è solo negativo, nel senso che pone anche dei limiti alle voci più estremiste del paese, in particolare a quelle degli integralisti, sempre più numerosi e consapevoli della propria forza. Forza che risiede non tanto nel fascino intrinseco dell'islam, quanto nella sensata osservazione che il governo corrotto sotto gli occhi di tutti è in questo caso un governo laico.
E invece di prendercela con la corruzione di uomini che magari ostentano anche una sentita religiosità privata, ce la prendiamo con la mancanza di valori dell'intero sistema. Valori morali di cui troppo spesso le religioni si appropriano senza alcun merito, nella loro continua ricerca di una ragion d'essere.
G. D'Eramo - Londra
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