È iniziato da pochi giorni il nuovo anno scolastico e gli studenti hanno trovato le scuole molto diverse da come le avevano lasciate. Prima di tutto molti dei loro insegnanti non sono più al loro posto, sia perché vittime dei tagli operati dal Governo (si parla di circa 90 mila posti tagliati in 3 anni), sia perché impegnati in proteste e presidi, vista la grave situazione finanziaria in cui si trovano oggi le scuole italiane. Infatti oltre agli 8 miliardi di finanziamenti in meno per l'istruzione, introdotti con la finanziaria del 2008, quest'anno ci saranno anche i tagli, previsti dall'ultima manovra economica, al personale di sostegno e i 12 miliardi in meno per le regioni, fondamentali per diritto allo studio ed edilizia scolastica.
Oltre a questo è entrata in vigore la "riforma dei cicli della scuola secondaria superiore"che, secondo le intenzioni del ministro Gelmini dovrebbe portare a una maggiore chiarezza e razionalizzazione degli sprechi, ma in realtà, soprattutto vista la mancanza di laboratori e investimenti specifici per le materie di indirizzo, non è andata a cambiare nulla nel sistema scolastico, tanto che le scuole stanno mantenendo in molti casi gli stessi piani orari e l'unico risultato che è stato raggiunto è quello di aver creato un'enorme confusione agli studenti e alle famiglie che al momento dell'iscrizione si sono viste cambiare nomi alle scuole.
Chi sta subendo realmente la nuova riforma sono gli studenti degli istituti tecnici e professionali, dove mancano le ore di laboratorio, fondamentali per questo tipo di istruzione. Con una diminuzione del piano orario e quindi dell'offerta formativa gli studenti alla fine del percorso scolastico otterranno un diploma "vuoto" e in ricordo solo poche conoscenze teoriche e ancora meno conoscenze pratiche. Il legame con il mondo del lavoro e con il territorio, fondamentale per queste specializzazioni, è praticamente nullo, vista la mancanza di investimenti e di regole per potenziare l'alternanza scuola -lavoro e gli stage.
Noi, Rete degli studenti, fin dal primo giorno di scuola siamo in prima linea per far capire sia agli studenti, all'opinione pubblica che al Governo, che per dare uno sviluppo serio a questo paese è necessario investire nell'istruzione. La mobilitazione degli studenti è partita dal primo giorno di scuola in tutta Italia e il messaggio che abbiamo deciso di lanciare è forte e chiaro: la scuola e il paese stanno crollando a pezzi, ma noi non ci stiamo, e se il Governo non ha intenzione di salvarlo saremo noi studenti a metterci in primo piano per ricostruire ciò che è stato distrutto.
Per fare tutto questo siamo convinti che sia necessario non solo portare avanti un percorso di iniziative che dovrà sfociare in una grande data nazionale di protesta l'8 ottobre, condivisa con tutte le componenti del mondo della scuola e con i sindacati, ma anche rilanciare sulla proposta di quale modello di scuola noi vogliamo. Essendo forte la necessita di valorizzare il diritto allo studio, crediamo che sia necessario favorire il più possibile l'accesso al sapere garantendolo con agevolazioni quali borse di studio e qualsiasi altro mezzo messo a nostra disposizione, ridurre il più possibile i costi che le famiglie devono sostenere per mandare a scuola i proprio figli, partendo dal costo dei libri di testo che ormai raggiunge livelli anche di 500 euro a studente. Inoltre ci attiveremo per ripensare la didattica e gli spazi nelle nostre scuole, organizzando corsi di materie abolite dai tagli, come l'educazione sessuale o l'educazione al rispetto dell'ambiente, promuovendo la partecipazione studentesca a tutti i livelli dentro e fuori dagli organismi scolastici e organizzando tutte quelle attività che le scuole dovrebbero garantire a partire dai corsi di recupero e l'orientamento al mondo del lavoro o all'università. È chiaro che quest'anno il percorso di protesta e di proposta vedrà ancora più degli altri anni, come data particolarmente significativa, il 17 novembre, giornata mondiale per il diritto allo studio. Questo appuntamento rappresenterà un'occasione estremamente importante per far sentire la nostra voce e i nostri bisogni.
In particolar modo crediamo che quest'autunno servirà per far sentire la voce di chi è stanco delle azioni di questo Governo. La politica portata avanti sul tema del lavoro è totalmente fallimentare e viola ogni diritto sancito dalla Costituzione, Pomigliano e Mefli sono solo i casi più ecclatanti. L'occupazione giovanile, come dimostrano le recenti ricerche dell'ISTAT, è ai minimi storici. Per questo siamo convinti della necessità di condividere con lavoratori, precari e anche semplici cittadini tutte le iniziative che gli studenti metteranno in campo in quest'autunno, perché solo uniti in un'unica battaglia si riuscirà realmente a salvare questo paese dalla distruzione e a costruire una nuova società.
Primo giorno di scuola con mobilitazione
"Generazione precaria, Governo precario. Chi cade per primo?"
17 novembre: " Vogliamo un mondo all'altezza dei sogni che abbiamo"
L'autunno caldo degli studenti non si ferma
Oggi gli studenti tornano in piazza
La nostra voce e la nostra determinazione, le pietre più pesanti
Iniziano i campi di lavoro ed i laboratori antimafia 2012
Siete sicuri di vivere nel nostro stesso Paese?
Gli studenti e "M'illumino di meno"
Gli studenti italiani sono sfigati: ha ragione il viceministro Martone. Forse.
I nazisti non abbandonano Revine Lago
Gli studenti scrivono a Napolitano
Gli studenti in piazza per l'edilizia scolastica
L'autunno caldo degli studenti non si ferma
Gli Studenti tornano in piazza il 28 ottobre
Trasporti pubblici malfunzionanti? Ora basta!



