di Antonella Sciocchetti - E’ una performance di Otello Profazio ad aprire l’ultima serata del “Kaulonia Tarantella Festival” ed introdurre l’atteso concerto di Eugenio Bennato che, per la quarta volta direttore artistico dell’annuale appuntamento, è riuscito a fare dell’intero calendario grande occasione di conoscenza, approfondimento, scoperta e incontro per tutti i presenti, sul comune amore per la musica nella sua totalità, oltre che per il genere ‘tarantella’ contemplato e consacrato dall’evento caulonese.
Progetto artistico di Nunzio Areni, è stata l’Orchestra Popolare del Sud, diretta da Erasmo Pentringa, ad accompagnare Eugenio Bennato in “Briganti Emigranti”, spettacolo che ha portato oltre settemila persone nel cuore del Paese, invadendo qualunque punto della piazza e dei vicoli possibili all’ascolto. L’Orchestra Popolare del Sud ha nel suo organico alcuni dei valenti componenti dall’Orchestra Popolare Casertana (diretta da Emilio Di Donato), già apprezzata nella penultima serata, e sulla scena protagonista, con gli Avion Travel, di un picco qualitativo altissimo del Festival.
In “Briganti Emigranti” suonano e cantano dal vivo con Bennato: Gianni Giordano tammorra, putipu’ e voce; Giacomo D’Angio voce e ciaramella; Peppe Rotolo voce; Ivan Virgulto voce e chitarra battente; Luca Natale mandola; Anna Rosa Vanore voce; Annalisa Messina voce; Fiorella Federici voce; Daniela Bonvento viola e lira calabrese; Chiara Capria violino; Lorena Rulli violino e viola; Minni Diodati voce; Giovanni Perilli ciaramella; Erasmo Petringa violoncello; Ezio Lambiase chitarre; Stefano Simonetta basso; Valter Vivarelli percussioni; Mohammed Ezzaime Al Alou voce; Sonia Totaro voce e ballo; Esha Tizafi voce.
E’ efficacissimo l’impatto dinamico e visivo della nuova formazione proposta da Bennato, valore aggiunto dello storico gruppo Taranta Power. La disposizione scenica dei singoli strumentisti e degli interpreti, la loro tenuta rigorosamente in nero che esalta anche la bellezza delle sei cantanti di cui si avvale il maestro, le azioni sceniche pulite ed equilibrate, rigorose e naturalmente teatrali, ne fanno un’Opera popolare di grande livello i cui recitativi sono affidati alle sole introduzioni di Bennato. Il Maestro con poche parole, misurate, essenziali, accompagna il pubblico in un viaggio di sapore desimoniano, che dall’area campana si sposta e si allarga all’intero Mediterraneo.
Ci sembra la sintesi perfetta del suo percorso artistico che dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare (non è casuale la rinnovata collaborazione con Nunzio Areni) passa per l’amata Musicanova, primo fertile terreno di studio del brigantaggio meridionale, e culmina nel ventennale progetto di Taranta Power: unico vero motore che ha portato l’Italia a riaffermare la forza della tradizione e riscoprire il valore della danza rituale della Tarantella del Sud. A Bennato (a nessun altro) si deve oggi questo travolgente ritmo rinnovato che accorda un grande movimento di cultori e/o appassionati italiani e del mondo, da Melbourne a El Jem, grazie alla sua caparbia promozione culturale (in tempi non sospetti) e all’apertura etnica frutto di uno sguardo vigile e di un orecchio sempre in ascolto di tutto il patrimonio musicale in cui gli è possibile frugare, soprattutto tra i giovani artisti.
E’ uno spettacolo/concerto che richiede diversi livelli di attenzione e partecipazione emotiva. Si passa da suoi brani molto noti, condivisi con entusiastiche danze collettive, a villanelle del cinquecento appannaggio di palati raffinati ed esperti. Si passa dalla sentita e riflessiva ‘Madonna di Piedigrotta’ al trascinante ‘Grande Sud’, dalla più nota ‘Ritmo di Contrabbando’ all’inedita, ed immediatamente gradevole, ‘Balla la nuova Italia’, scritta proprio al termine della scorsa edizione del “Kaulonia Tarantella Festival” . Un repertorio che rinnova consensi nelle sue ultime ballate, non ancora note ai più, dedicate a due personaggi storici dell'epopea del brigantaggio: Ninco Nanco e Michelina De Cesare.
Richiamato dal pubblico a numerosi bis, Bennato con ‘L’acqua e la rosa’ comincia a salutare la folla. Lo accompagna alla voce la bravissima Sonia Totaro, magnifica presenza anche nella danza. Il brano per struttura si presta al saluto corale con gli assoli dei virtuosi Valter Vivarelli al tamburello, Stefano Simonetta al basso elettrico, Ezio Lambiase alla chitarra. L’acqua e le rose del sud si trasformano in una serie di ringraziamenti nel canto del palestinese Mohammed Ezzaime Al Alou.
Una trascinante e corale ‘Tammurriata nera’, ‘Malarazza’e ‘L’anima persa’ si offrono alla folla invitando nuovamente sul palco alcuni ospiti delle serate precedenti, presenti per quest’ultima festa nella festa: Francesco Loccisano, Fabio Macagnino e Mimmo Cavallaro.
Così, col ‘sorriso di Michela’ e ‘nu chianto all’occhi’di Riturnella, sotto la ‘luna calante’ di Iuzzella, il Festival chiude i suoi battenti… e ripone le sue ‘chitarre battenti’e gli insaziabili tamburelli in custodie pronte per altri viaggi, altre occasioni, altri luoghi del sud del mondo.
La serata finale lascia in tutti qualcosa di prezioso per il proprio viaggio musicale e di vita. Non possiamo fare a meno di chiederci se la eco dei tamburi i calabresi riusciranno a mutarla in forza, in motore reattivo pronto a spezzare il silenzio in cui questa terra si culla per il resto dell’anno. Non possiamo fare a meno di chiederci quale possa essere il futuro dei numerosi gruppi che si sono alternati sul palcoscenico del Kaulonia Tarantella Festival. Soprattutto le formazioni più giovani, quelle che un po’ in tutta Italia avrebbero bisogno di sostegno, di aiuto, e dello stesso entusiasmo che hanno ricevuto qui, su un colle alto da cui si vede il mare, in questo borgo antico che ossequia Sant’Ilarione e la Madonna dello Scoglio, che si presta alle novità, all’ospitalità, alla festa collettiva ossessionata dal ritmo del tamburo, rinunciando alle consuete comodità.
E allora è d’obbligo un augurio. Che queste occasioni culturali riescano a smuovere le coscienze non solo di chi è stato presente ed attivo nella operazione Kaulonia Tarantella Festival (penso, tra gli altri, all’invidiabile disponibilità dell’Assessore alla cultura del Comune di Caulonia, fisicamente presente e dedito ad un lavorio incessante ed impeccabile). L’augurio è che questi eventi riescano ad insufflare in tutte le autorità competenti l’amore per la continuità, per una progettualità che porti lavoro in aree dimenticate, difficili, ricche di tradizione e di accoglienza, ma povere di mezzi e di servizi. L’augurio è anche che la ‘direzione ostinata e contraria’ della Nuova Italia di Bennato diventi una direzione unica, condivisibile, propositiva, lontana dai moderni briganti e vicina ai bisogni primari e quotidiani della gente, affinché ad emigrare in altre terre siano solo la fierezza dei calabresi e la ricchezza, dal sapore antico, della loro affascinante storia.
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