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SETTEMBRE: LA SCUOLA E' FINITA
SETTEMBRE: LA SCUOLA E' FINITA

 

L'inizio della scuola quest'anno continua a confermare il pessimo indirizzo intrapreso dal governo nei confronti dell'istruzione pubblica, denunciato con forza negli anni scorsi da tutte le componenti scolastiche, dai docenti agli studenti, compresi i genitori.

Si comincia fin da subito con gli ormai risaputi tagli, concretizzatisi in 12.372 posti di insegnamento in meno: 8711 nelle primarie, 3661 nelle medie. Per le scuole superiori invece questo sarà il primo anno in cui entreranno in vigore, dopo molti travagli amministrativi, i provvedimenti di riorganizzazione del sistema scolastico, definiti dal ministro come "la più rivoluzionaria riforma della scuola dai tempi di Gentile".

Il settore che verrà per prima colpito da settembre è quello dei quadri orari, ridotti per ogni tipo di scuola superiore a 30-32 ore per motivi non precisati e senza considerare minimamente le oggettive diversità dei vari tipi di istituti. Gli istituti professionali si troveranno nella situazione di dover riorganizzare quadri che fino all'anno scorso raggiungevano anche le 40 ore, inoltre per tutte le scuole si porrà la necessità di tagliare insegnamenti, in particolare quelli della seconda lingua straniera e le ore di laboratorio. In questo modo, 14.000 posti sono risparmiati. Si aggiunge un ulteriore discriminazione nei confronti degli istituti tecnici e professionali. Se infatti il cambiamento di orario quest'anno nei licei comincerà solo con le classi prime, negli altri ordini anche le classi già frequentanti lo vedranno cambiato, con materie ridotte e altre ore scomparse nel nulla. Ennesimo esempio della liceizzazione di stampo morattiano.

 Il taglio di orario riguarderà soprattutto le ore di lingua straniera e di laboratorio, lasciando alle singole scuole la possibilità di trovare soluzioni alternative al mantenimento nel nostro paese di standard di apprendimento quanto più simili a quelli europei. Una sfida ardua senza una concreta volontà generale e politica dietro.

I licei sono ridotti da 9 a 6, con un aumento degli indirizzi che arrivano a 14, mentre gli istituti tecnici passano da 10 settori e 39 indirizzi a due settori e 11 indirizzi. Gli istituti d'arte sono accorpati ai licei artistici. Ancora una volta si palesa la discriminazione nei confronti dei tecnici e dei professionali, resi molto meno appetibili dei licei, una scelta quanto mai singolare in un paese come il nostro in cui non è raro che le imprese non trovino i profili tecnici indispensabili alla produzione, mentre sono decisamente troppi rispetto alle possibilità di inserimento professionale i laureati in scienze umane, psicologiche, sociali: costretti sempre più frequentemente a esperienze lunghe di precariato e di parcheggio tra stages, call centre, lavoretti di pessima qualità professionale.

Inoltre questa "riforma" sostanzialmente non risolve i punti più dolenti del nostro sistema scolastico, andando semplicemente a distribuire diversamente e con nomi diversi delle strutture pre-esistenti senza cambiarle nella sostanza. Questioni come la creazione di un biennio unitario o l'innalzamento dell'obbligo scolastico, coerente con la tanto sbandierata "ottica europea" che starebbe guidando l'azione del ministro, non sono state minimamente affrontate.

I consistenti tagli agli istituti stanno poi già comportando un innalzamento dei costi richiesti dalle scuole alle famiglie, a cominciare da servizi come i corsi di recupero, per legge gratuiti:le scuole si sono ritrovate a dover far fronte a delle spese molto ingenti senza un minimo sussidio da parte dello stato, spesso indebitandosi per riparare al mancato finanziamento e per far si che i corsi si tenessero lo stesso. Questa situazione è durata poco. Non potendo più sostenere queste spese, molte scuole hanno sospeso i corsi di recupero, lasciando gli studenti nell'unica alternativa di sostenere privatamente il recupero delle materie insufficienti. E' il caso ad esempio dell' IPSCT Besta di Treviso.

In altri casi, i presidi per rimediare hanno "tassato" le famiglie arrivando a chiedere fino a 100 euro per ogni materia da recuperare, come all'Istituto Mattei di Conselve, all'ITIS Rossi di Vicenza, all'Istituto Fermi di Verona. La gratuità dei corsi è stata dunque spazzata via.

Dalle disposizioni degli ultimi Consigli di Istituto si è inoltre ravvisato un generale aumento dei contributi volontari di iscrizione alle scuole, meglio conosciuti come "tasse scolastiche d'ingresso", a volte addirittura raddoppiati rispetto agli anni precedenti.

Infine, gli ingenti tagli ai finanziamenti agli enti locali stabiliti dall'ultima finanziaria avranno probabili conseguenze su settori come il diritto allo studio, competenza delle regioni, ed edilizia scolastica, competenza delle province, già poveri di risorse.

Questo è il quadro che si verrà a creare a settembre. E' il quadro di una scuola ridotta in una situazione davvero difficile dal totale disinteresse palesato dal governo, totalmente distante dalla realtà che si vive ogni giorno all'interno dei nostri istituti.

www.retedeglistudenti.it

 

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