Come si può pensare che uno studente debba essere valutato, e discriminato, ancor prima che questi possa mostrare il suo valore?
Come si può pensare che, poiché le strutture universitarie non permettono il diritto allo studio a tutti, bisogna limitare quest'ultimo e non investire in istruzione universitaria?
Come si può, con la prospettiva di insufficienza di personale medico nei prossimi anni, continuare a dire che bisogna limitare l'accesso all'Università per adeguarsi al "fabbisogno produttivo"?
Come si può, quindi, continuare a sostenere che bisogna sbarrare l'accesso al sapere? In nome di quali dei? Degli dei "qualità" e "meritocrazia"?
E' meritocrazia un test d'ingresso dove ci sono domande che non hanno nulla a che vedere con il corso di studi a cui ci si intendere iscrivere, truffe costanti, domande e risposte inesatte? E' meritocrazia discriminare gli studenti come "adatti" o "inadatti" agli studi universitari per quel corso che non hanno neanche cominciato?
E' qualità quella per cui uno studente intelligente rimane a casa perché gli è andato male il test e uno studente meno intelligente entra perché ha avuto fortuna nelle domande che si era preparato? Avremo personale medico qualitativamente elevato con questa selezione?
Da che mondo è mondo per alzare la qualità bisogna investire, non tagliare. Bisogna investire sulle strutture universitarie, sull'istruzione, sulle borse di studio, non tagliare sul numero di studenti, sul diritto allo studio.
Il numero chiuso, gli sbarramenti all'accesso al sapere, non sono altro che limitazioni che servono ai Governi per non investire in istruzione, e come sappiamo nessun Governo di nessun colore ne ha mai avuto intenzione, e alle lobbies professionali, che controllano il mercato delle professioni, per ridurre la concorrenza. Non a caso gli ordini professionali entrano a gamba tesa nella definizione dei posti disponibili per i corsi di laurea a numero chiuso che, guarda caso, sono prevalentemente quei corsi che sfociano nel campo delle professioni.
E' assurdo come, in un periodo di crisi economica e sociale come questo, dove la cassa integrazione e i licenziamenti stanno imperversando nel mondo del lavoro e tra le fasce sociali più deboli, strumenti di tutela degli interessi economici di pochi sugli interessi collettivi rimangano assolutamente intatti e inattaccati.
La disoccupazione giovanile avanza ancora, lo stato sociale è in corso di smantellamento, il precariato è ormai l'unica immagine del futuro per il nostro Paese. In questo quadro si inseriscono in maniera calzante le limitazioni al diritto allo studio, la selezione di classe tra studenti che possono ambire ad un futuro stabile e studenti che vivranno nell'inferno della disoccupazione o nel perenne limbo del precariato fin quando non si faranno vecchi e non interesseranno più alle aziende. E ancora più calzante è la figura dei professionisti, che dall'alto del loro Paradiso in cui guadagnano discriminando sempre più chi può ambire al loro "status" o "concorrere nel loro mercato".
L'unico dio che detta legge in questa società ormai è il dio "Denaro", a cominciare dall'accesso al sapere. Il numero chiuso è il primo atto della discriminazione sociale che avviene nella nostra società. Bisogna superare questo per iniziare a costruire una società più giusta.
Giorgio Paterna
UdU- Unione degli Universitari
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