di Antonella Sciocchetti
Foto di Ilario Camerieri
Avvalendosi della presenza di una delle formazioni musicali più amate nel nostro Paese, il quarto appuntamento del “Kaulonia Tarantella Festival” si è calato in una atmosfera magica, irripetibile, con la superba performance della Piccola Orchestra Avion Travel. L’organico al completo: Peppe Servillo (voce), Fausto Mesolella (chitarre), Vittorio Remino (basso), Natalio Mangalavite (piano), Mimì Ciaramella (batteria), Flavio D’Ancona (tastiere).
Simbiotici, affiatati, divertiti, complici, i musicisti del ‘quintetto casertano’ hanno messo a nudo i loro talenti puri, le loro emozioni, la loro capacità di trascinare il pubblico in mondi onirici ricchissimi di abilità tecniche musicali e di interpretazioni magistrali.
Elegantissima “Dormi e sogna” (migliore musica e migliore arrangiamento al Sanremo del 1998), rivisitata in una chiave essenziale che ne esalta il lirismo e che non ci fa rimpiangere mai la pur straordinaria versione per Orchestra di Peppe Vessicchio. “Canzone appassiunata” (delicatissima composizione di E.A. Mario, del 1922) regalata ai presenti in una versione ‘da brivido’, a cui le ormai note qualità espressive di Servillo, amplificate dalla originale teatralità che lo rende unico tra gli interpreti italiani, conferiscono momenti di vero pathos: sofferenza emotiva che, in quelle note sospese, trascina lo spettatore/ascoltatore in una profonda commozione dell’animo. Di fronte all’esecuzione di Servillo, non fatico a pensare che lo stesso poeta napoletano che ne è autore avrebbe provato sensazioni di ‘nodo alla gola’. Solo interpreti di questo calibro hanno il potere di tanta forza emotiva.
“Aria di te”, altro successo , davvero ‘confonde… conquista e sbaraglia’, diremmo giocando col testo firmato dallo stesso Servillo. Il lungo brano lascia ampio spazio all’estro creativo di Fausto Mesolella, con una delle quattro chitarre portate per l’occasione, e gli concede assoli dalla tecnica impeccabile. Sapienti, accattivanti armonizzazioni si guadagnano più di un applauso a scena aperta.
C’è un grande affiatamento nei componenti degli Avion Travel. Un affiatamento che si tramuta in bellezza formale ed espressiva, in ironia, in sguardi complici pieni di significato e di rispetto. Questa, anche, è una lezione che riceviamo dal “Kaulonia Tarantella Festival”, oltre a quelle che si sono dispiegate nei seminari del pomeriggio condotti da altri valenti maestri e ai quali hanno partecipato oltre duecento iscritti, in questa dodicesima edizione.
Ricordando Nino Rota a trent’anni dalla sua scomparsa, con un omaggio sul tema principale del Padrino, gli Avion Travel accendono gli animi del pubblico di Caulonia con una versione in calabrese di “Parla più piano”. La platea accoglie coralmente la rivisitazione di “Ma che freddo fa”, noto successo di Nada, che pare ironizzare sul vento caldo, ma gradevole, che ha segnato tutte le serate del Tarantella Festival.
L’apoteosi arriva con il coinvolgimento di massa dei circa cinquemila presenti. Ne è responsabile il brano “Sentimento” che, a dieci anni dalla sua meritata vittoria sulle tavole dell’Ariston di Sanremo, stupisce sempre come al primo ascolto. Il coro a cui Peppe Servillo invita l’intera piazza diventa un grande abbraccio, un riconoscimento pubblico, sì, al valore della Piccola Orchestra Avion Travel, ma anche alla capacità che ha la musica di unire genti di ogni provenienza in un unico grande coro. ‘Emigranti e briganti’ stretti, dunque, attorno al ‘sentimento’ per la musica, per i ‘musicanti’, per il popolo.
“Voi non potete sapere che emozione provo ad ascoltarvi da qui!” – dichiara il cantante degli Avion, visibilmente commosso di fronte a quel mare di gente che canta muto all’unisono.
E’ anche questo il senso di un Festival così. Questo non è, e non può essere considerato, solo spettacolo, mero ‘intrattenimento’. Lasciamo a certa televisione spazzatura il senso letterale dell’intrattenimento … coi suoi protagonisti onnipresenti, ripetitivi e vuoti di contenuti. Questo Festival, dedicato alla tarantella e al ripristino/rielaborazione della tradizione popolare, è un modo sensibile di fare cultura stimolando pensieri, creando emozioni, invitando a prestare non solo le orecchie alla musica, non solo i propri passi al ritmo, non solo le mani ai tamburelli, ma il proprio cuore ad un bene collettivo (il valore della coralità), ad una comune sensibilità alla vita e alle infinite possibilità che abbiamo di migliorarla per noi stessi e per gli altri.
Saremmo troppo riduttivi a pensarlo come un Festival di musica folk o folkloristica, popolare e/o del popolo. Il “Kaulonia Tarantella Festival” va immaginato come un cordone di amore che parte da un legame con l’albero della Tarantella, annoda le varie regioni del Sud Italia e, tirato verso il nord del mondo, si offre per sradicare quelle radici dell’albero madre e reimpiantarle in altri luoghi, concedendosi all’innesto, allo scambio, alla complicità solidale e amorosa: la stessa che ci hanno insegnato gli Avion Travel sulla scena.
Non è questo, in fondo, quello che hanno fatto negli ultimi due secoli i nostri ‘emigranti’?
E se in questo grande scambio di amore e di differenti identità non c’è cultura, dove altro può essere? Forse “in tutti i luoghi o in tutti i laghi”!?
Antonella Sciocchetti
Alle 22.30 aprirà l’ultima serata del “Kaulonia Tarantella Festival” l’attore Otello Profazio e chiuderà il direttore artistico Eugenio Bennato col suo atteso spettacolo “Briganti emigranti”, accompagnato dall’Orchestra Popolare del Sud.Con lui abbiamo scambiato due battute prima del concerto.
Ascolta l'intervista di Antonella Sciocchetti a Eugenio Bennato
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