I calabresi del "Kaulonia Tarantella Festival" omaggiano Rino Gaetano col poeta Carmine Donnola e accolgono a braccia aperte il reggae dei Marvanza e la World Music di Daniele Sepe.
Sono loro i protagonisti di questa terza serata del "Kaulonia Tarantella Festival": il popolo dei calabresi accorso ancora una volta numeroso, partecipativo, pronto a danzare ritmi che non fossero solo legati alle loro amate radici popolari. Ho trovato coraggiosa la scelta artistica di Eugenio Bennato nel proporre al pubblico una scaletta aperta dai Marvanza e chiusa dalla World Band di Daniele Sepe (concerto strepitoso di quasi due ore).
E’ risaputo, infatti, che Piazza Mese voglia innanzitutto ‘ballare a suon di tarantella’ e che l’aspettativa degli affezionati giunti da tutta la regione (e dal resto d’Italia) sia unicamente quella di consacrare il ballo che per eccellenza li rappresenta. La Tarantella è una danza ricca di significati di cui i calabresi sono fieri amanti. Racconta la loro storia passata e presente e li proietta in un futuro che oggi dimostrano di voler cambiare ‘aprendosi’ all’incontro, allo scambio, alla diversità … anche nella musica. Così il ‘reggae sound’ dei Marvanza, reduci dal successo nazionale del Primo Maggio a Roma, è stato accolto subito come suono amico, familiare, condivisibile nei valori che porta e nella forza di denuncia con cui la band di Monasterace (RC) affronta il sociale.
Ivan Lentini, frontman e voce del gruppo, mi precisa: "I giamaicani, se ci pensi, hanno tante affinità coi calabresi. Sono stati emigranti come noi e il loro disagio sociale lo hanno riversato nella musica reggae che trae forza da quella popolare … proprio come la musica calabrese."
E a pensarci la tarantella per i calabresi è un vero e proprio culto, anche religioso, come il reggae lo è stato per il rastafarianesimo.
"Avevamo paura di non essere ben accolti" – continua Lentini – "invece il pubblico ha risposto benissimo. E’ stato emozionante ricevere questo affetto!"
Efficace la scelta del repertorio proposto dai Marvanza Reggae Sound. ‘Un euro’, canzone ironica sull’amicizia. ‘Che bella astati’, brano che narra di usi e costumi calabresi durante la stagione estiva. ‘Sordi pe tassi’, intuibile canzone di protesta. ‘Legalizza’, brano che si fa promotrice della legalizzazione della marjuana in virtù dei suoi effetti terapeutici. ‘Malarazza’, dal ‘lamento’ del poeta siciliano ottocentesco Leonardo Vigo (Acireale), portata al successo da Domenico Modugno nel 1976, felicemente contaminata da dance e reggae nella versione che ha chiuso la performance dei Marvanza.
Unico brano della durata di dieci minuti, quello proposto, a seguire, da I Solisti di Montemarano (Avellino), virtuosi della tarantella che innestano fraseggi jazz agli accenti ritmici dei tamburi, alle nacchere, alla fisarmonica, senza porre limiti al linguaggio, e concedendo al clarinetto in metallo (in Sib) una predominanza originale ed unica.
Infine, i Lisa Rusa, che dalla tarantella nella sua forma più pura e tradizionale hanno spaziato verso sonorità latinoamericane.
Con la nutrita formazione della "Brigata internazionale", ensemble formato da diciassette elementi provenienti da Bosnia, Argentina, Svezia, Cuba, Romania, Brasile, Senegal, Algeria e Italia, tutti musicisti eccellenti, il concerto del napoletano Daniele Sepe riesce a coinvolgere anche l’ultimo dei più accaniti puristi della tarantella. Cinquant’anni compiuti nell’aprile scorso e una lunga carriera artistica alle spalle, Sepe ci ha regalato una scaletta travolgente spaziando con naturalezza da "Peaches in regalia’ di Frank Zappa a "Milonga de Mis Amores" di Laurenz e Contursi, passando per "Barbary coast" di Jaco Pastorius, saltarelli e classici brasiliani. La dominanza ritmica di " Usted Abusò" accorda tutta la piazza in una divertita danza collettiva. Il sapiente miscuglio di sonorità e le partiture perfette, prive di qualunque eccesso o di autocompiacimento, dispiegati su una armonia di gruppo tangibile e contagiosa, fanno di Daniele Sepe un raffinato ed elegante rappresentante della World Music. L’inseparabile sax pur dominando la scena per i virtuosismi di cui Sepe è capace, non crea mai ombre sulla sua orchestra multietnica. Perla femminile la grande voce svedese di Auli Kokko, di energica presenza scenica.
L’esibizione di Daniele Sepe, esaltata dal lungo bis a richiesta dell’intera piazza, si è conclusa con un corale ed emozionante "Hasta Siempre".
"Arrivederci a sempre", potremmo invocare, approfittando di una impossibile traduzione letterale della canzone del Che. Intanto… arrivederci a stasera, dove per il quarto appuntamento, alle ore 22.00, gli Avion Travel, ospite Mimmo Epifani, apriranno un altro atteso momento del Festival.
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