di Antonella Sciocchetti
Foto Ilario Camerieri
Registrando una affluenza di pubblico che ha contato oltre quattromila presenze, la seconda serata del Kaulonia Tarantella Festival, dodicesima edizione, si è conclusa questa mattina quasi all’alba, con entusiasmo ed ovazioni di tutti i presenti. E’ un festival che, indubbiamente, sconvolge i ritmi sereni e cadenzati di questo suggestivo antico borgo della provincia di Reggio Calabria, ma i locali lo accolgono, comunque, con generosità ed affetto in virtù di quel grande amore comune: la Tarantella ed il rituale danzante che accompagna la musica.
Arrivare a Piazza Mese, nel punto più alto del paese, cuore di Caulonia Superiore, non è semplice. Le automobili devono necessariamente essere parcheggiate distanti dal centro storico e per questa sera il notevole numero di partecipanti costringe anche me ad arrivare alla meta in ritardo. Del concerto, iniziato con puntualità, perdo buona parte della sezione dedicata alla Tarantella delle Regioni: l’esibizione di Mario Incudine e Gruppo Terra (siciliani) e Banda Corapi (calabresi). Nel backstage incontro Francesco Luccisano che si è esibito durante il primo appuntamento ed approfitto di lui per un resoconto pertinente e puntuale, come solo un bravo musicista e compositore può.
Francesco, cosa è successo fino ad ora? Che mi sono persa?
“Un Mario Incudine Travolgente. E’ partito con un ritmo frenetico a cui la piazza ha risposto immediatamente. Di estrazione siciliana, propone i brani del suo ultimo album e coinvolge il pubblico in un canto corale. Entusiasmo e gioia esplodono subito, a differenza di altri artisti che hanno bisogno di carburare prima di stimolare reazioni del pubblico.
Ma tu perché sei rimasto a Caulonia anche questa sera? Avevi interesse particolare?
“Questo festival mi appartiene, mi ha sempre stimolato e dato input creativi e grande orgoglio per la mia terra”.
Il tuo progetto “Battente italiana” nasce da qui? Dalla locride?
“Nasce dall’esigenza di trovare nuove linee espressive che non sono ancorate nel nostro solo sud”.
Mi piace “Nel nostro solo sud”: si presta a più riflessioni….
“E, si, volevo dire non solo nel nostro sud, ma piace anche a me, lasciamolo così”.
Quindi dove sono ancorate le tue linee espressive?
“In tutta l’area mediterranea. I viaggi in Algeria, Marocco, Egitto, Siberia, Libano mi hanno portato a scoprire tutte le espressioni popolari di questi luoghi e a riviverle dal mio punto di vista creativo. Mi piace attingere al flamenco, alla musica classica, alle radici del nostro popolo. Tutto il mediterraneo è fonte di ispirazione, per me!”.
Del tuo popolo fa parte anche la Banda Corapi, che stà finendo di suonare ora…
“Questo è l’unico gruppo che ha proposto la radice della musica popolare calabrese. La banda viene dalla Valle di Sant’Agata (RC) e mantiene ancora oggi l’utilizzo di alcuni strumenti che in altre aree calabresi sono scomparsi da tempo: zumpettara (flauto di castagno), zampogna e il “canto ad area” che veniva utilizzato dai pastori per comunicare a lunghe distanze, come si faceva più di cento anni fa”.
E dove hanno raccolto questa tradizione?
“Non l’hanno mai persa, tant’è che la domenica mattina, nelle chiese della Valle di Sant’Agata (Cardeto, Cataforio, Mosorrofo) le campane suonano a suon di tarantella. La risposta del pubblico alla Banda Corafi è stata di notevole forza. E’ un pubblico che sa apprezzare radici che ormai nei festival di coinvolgimento di massa raramente vengono proposte”.
Intanto, abbracciando la sua chitarra, sul palco stà salendo Ilenia (Rogliano, CS), una giovane scoperta del Direttore artistico del Festival, Eugenio Bennato. La sua performance si preannuncia altrettanto accativante, quindi corro ad ascoltarla tra le prime file, nel sotto palco. Appena ventunenne, con un timbro vocale particolarissimo, di acerba, ma interessante personalità, Ilenia propone due brani originali di Sandro Sottile (Gallina fatata e la ninna nanna Lu bene e le parole) e due tratti dalla tradizione (Tarantella aramonese e La sputunera, serenata tradizionale di San Giovanni in Fiore). Ad accompagnare questo progetto solista inberbe i musicisti Francesco Martucci (mandola e chitarra battente) e Francesco Altomare (Mandolocello e chitarra battente), arrangiatore di Sandro Sottile.
L’esibizione dei Musicisti del Basso Lazio, capeggiati da Benedetto Vecchio, proponendo ballarella e saltarello con zampogne, ciaramelle e percussioni mute, integrati con chitarre acustica ed elettrica, nonché sintetizzatori, spalanca la “porta del sud” a Mimmo Cavallaro (nelle foto realizzate da Ilario Camerieri) e il suo Taranta Project.
Francesco Luccisano viene a cercarmi e mi consiglia di seguire l’esibizione di Cavallaro dal palco stesso, appena dietro la quinta di tela mossa da un vento caldo che pare danzare anch’esso a suon di taranta.
“Da qui vedrai un evento unico in tutto il sud” - mi assicura.
Mimmo Cavallaro è un mito della Calabria e del Sud Italia. Ha suonato nei più importanti festival di musica popolare del mondo. Con “Sona Battenti”, prodotto da Taranta Power di EugenioBennato, è entrato nell’olimpo della musica etnica europea contemporanea. Espressione vivente dell’articolato linguaggio musicale della tarantella, Cavallaro riesce a creare una grande “ola” di folle, che diventano imperdibile spettacolo nello spettacolo: musica nella musica, danza nella danza, ritmo nel ritmo.
Mi lascio catturare da questa ‘fiumana’ che canta e danza all’unisono, rapita e commossa dalla bellezza di “questa terra arsa [dove] solo i fiori del male non bruciano mai”, come narra la lirica di emigrazione del poeta Carmine Donnola, ospite fisso delle serate. E rifletto su questo meraviglioso nostro Sud che non è “solo”, ma che dimostra proprio con questa forza e con la voglia che ha di danzare che la sua gente ha una ‘sola’ grande voce: noi ci siamo e siamo uniti.
ASCOLTA L'INTERVISTA DI ANTONELLA SCIOCCHETTI A EUGENIO BENNATO
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