di Antonella Sciocchetti - Prodotto da Helikonia e distribuito da Egea Music, “Ancora Bella Ciao”, uscito nel maggio scorso, è l’ultimo capolavoro di Lucilla Galeazzi, appassionata ed intrigante protagonista della musica popolare italiana.
Il lavoro è un omaggio ai cantori ed intellettuali protagonisti di “Bella Ciao”, spettacolo di canzoni popolari italiane, con tematiche tratte dalla vita quotidiana, a cura di Roberto Leydi e Filippo Crivelli su testi di Franco Fortini, che nel 1964, al Festival dei Due Mondi di Spoleto, venne incriminato per i suoi contenuti antimilitaristi.
Le proteste della Destra che cercava di impedirne le rappresentazioni e il clamore scaturito dai tafferugli ne fecero un caso nazionale. A pagarne le spese, allora, furono i due curatori, Michele L. Straniero e Gianni Bosio, denunciati per vilipendio alla Forza Armata. A distanza di quasi cinquant’anni, se la scienza folkloristica italiana può vantare di aver riempito quella che Ernesto De Martino lamentava come ‘zona lacunosa’ della musica tradizionale, lo si deve non solo alla ricerca capillare di questi cantori/musicisti/intellettuali (il Nuovo Canzoniere Italiano), ma soprattutto al loro coraggio: il coraggio di presentare una fisionomia di una Italia autonoma e distante dalla cultura imperante.
Il Sessantaquattro è l’anno in cui nasce la borghesia di Stato, in cui si fa largo la ‘razza padrona’, un anno di grave crisi economica per l’Italia. E’ l’anno che vede nel grande schermo “Per un pugno di dollari”, primo della trilogia di Sergio Leone, e la pellicola nera di Kubrick “Il dottor Stranamore”. E’ l’anno della vincitrice sanremese “Non ho l’età” e della esclusa “E se domani”. Il peso dello scandalo “Bella Ciao”, già solo a volerlo contestualizzare storicamente in modo superficiale, è intuibile e pieno di significati.
Lucilla Galeazzi, da ricercatrice e studiosa attenta quale è, a distanza di 46 anni, raccoglie quella provocazione, a cui dobbiamo un modello di passione civile e grande spirito di sacrificio per la ricerca e documentazione della tradizione popolare, e sul tracciato del ‘Nuovo canzoniere Italiano’ ripropone le anime di una Italia che, nonostante tutto, continua a nutrirsi di coscienza, di teatralità, di radici popolari. Dal canto tradizionale laziale “Mamma, mamma, mamma damme cento lire” ai canti della tradizione siciliana “Avo! L’amuri miu” e “A Virrinedda”, dalla tarantella dei Baraccati “Stanotti ci so’ stato” (registrata a Roma nel 1970 da Sandro Portelli, durante l’occupazione in Campidoglio) alla tarantella dedicata alla città de L’Aquila dal titolo “La tarantella de lu terremotu” (composizione originale, seguita al grave sisma dell’aprile 2009, che chiude denunciando ), in tredici tracce affascinanti, la Galeazzi, sceglie un minimalismo musicale dalla bellezza disarmante.
Le chitarre di Davide Polizzotto e Stefano Scatozza sono il connubio perfetto con la sua voce ammaliante per timbrica e forza evocativa. Originalissima anche nella reinterpretazione di “Quelle parole” (testo e musica della Galeazzi), perla dell’album “Amore e Acciaio” (2006) e “Per Sergio”, scritta per Sergio Secci, vittima dell’attentato terroristico del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, per cui l’Italia pianse 85 morti. A voce nuda, accompagnata solo dal suono delle raganelle, omaggia il poeta popolare pugliese Matteo Salvatore con “Lu furastiero”, brano che ha la rara dote di raccontare, con un lirismo diamantino, il dolore degli stagionali prestati alla raccolta di pomodori nel Tavoliere e nel Gargano.
“Quante stelle nel cielo con la luna”, parole e musica di Lucilla, si avvale della chitarra battente di Polizzotto che, liberandosi delle ristrettezze armoniche dei tre accordi, ne cura anche il raffinato arrangiamento arpeggiato, in una sorta di ‘pizzicareddu’ accattivante e delicato che esalta la già efficace linea melodica del brano. L’album si chiude con due versioni del canto partigiano “Bella ciao”: la prima ci regala strofe tratte dalla versione mondina del canto, la seconda (special track dell’album) è un live di una partecipazione della Galeazzi a “Le fou du Roi”, dell’emittente Radio France International. Tornata da poco dalla Francia, che la accoglie sempre con calore e rispetto definendola la migliore cantante e narratrice dell’Italia popolare, Lucilla Galeazzi al suo bagaglio ricco di preziose collaborazioni (da Roberto De Simone a Giovanna Marini a Mercedes Sosa) aggiunge un mese di cartellone Parigi dove ha suscitato il più vivo degli interessi tra pubblico, media e stampa.
Peccato leggere in quelle entusiastiche recensioni francesi, piene di lodi al suo talento, che la Galeazzi sia vetta di una vena popolare che dal 1959 ha subito metamorfosi e che ritrova attualità in un Paese “arriéré” da Berlusconi.
CHE ANNO ERA IL 1964 - a.s.
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