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GLI STUDENTI CONTRO TAGLI E BAVAGLI
GLI STUDENTI CONTRO TAGLI E BAVAGLI

Di Stefano Porciello*

   Anche alcuni pensionati in vacanza si sono seduti con i ragazzi che ascoltavano le parole di Vincenzo Vita e Roberto Natale, ospiti ieri pomeriggio al Rebelde Camp, il campeggio della Rete degli
Studenti Medi. Quello che era programmato come un dibattito su "tagli e bavagli" si è concluso come un vero e proprio incontro sul tema dell'informazione, ricco delle spiegazioni, delle opinioni, ma anche
delle critiche che abbracciano il tema della libertà di stampa.

  Roberto Natale, presidente della FNSI, ricorda il ruolo del suo sindacato nell'introduzione dell'udienza-filtro, che con l'emendamento presentato dalla finiana Giulia Bongiorno pare aver salvato il diritto
di cronaca sul tema intercettazioni. Sarà infatti un magistrato a decidere con le parti in causa quali intercettazioni siano rilevanti per le indagini, rendendole pubblicabili. Una norma di buon senso
perché, oltre a garantire la libertà di stampa, evita il ripetersi di episodi di «cattivo giornalismo» dove persone estranee ai reati intercettati hanno ritrovato i loro "fatti privati" sulle pagine dei giornali. «Ma non è una vittoria di Fini» sottolinea Natale «mi dispiace vedere i giornali titolare che è una vittoria dei finiani»: la presentazione dell'emendamento è l'ultimo atto di una battaglia portata in piazza il 3 ottobre e il 1 luglio. Una battaglia della società civile e dell'opinione pubblica. Purtroppo una vittoria
mutilata, perché i tagli e le coercizioni al lavoro della magistratura restano tragicamente attuali.

  Tema ripreso anche da Vincenzo Vita, delegato a rappresentare l'associazione per la libertà di stampa Articolo 21, che ha integrato i suoi interventi con le esperienze da senatore. Incalzato sul potere
dei partiti nella Rai e sulla mancata legge contro il conflitto di intesse riconosce l'importanza di smarcare il servizio pubblico dalla frusta della politica e del movimento sociale che solo adesso si è
focalizzato sul tema della libertà. La Rai «dovrebbe essere il soggetto più libero, più alto dell'informazione» sintetizza Natale, un esempio per tutte le altre testate. «Non perdiamo, per favore, questa idea del servizio pubblico: l'informazione di tutti». E se domani finisse al governo, viene chiesto a Vita, cosa farebbe per la libertà di stampa? «Abrogare queste leggi e applicare l'articolo 21 della
Costituzione».

  Tuttavia parlare soltanto delle norme contingenti è «qualitativamente inferiore» al discutere di libertà di stampa. E qui cadono le critiche più forti, tutte raccolte dagli ospiti per farne "buon uso" in un prossimo futuro. Perché se si lotta per la libertà di stampa bisogna anche smarcarsi dal potere della pubblicità e delle case editrici. Va eliminata l'auto-censura. Se ci si batte per una migliore qualità dell'informazione pubblica, i servizi sui cani abbandonati e sul "caldo estivo in prima pagina" vanno sostituiti da inchieste vere, complete, raccolte tra la gente e nutrite della curiosità dei giornalisti. Ci sono campagne, idee, notizie rimaste nascoste che aspettano di essere scovate oltre gli argomenti dettati dall'agenda politica. Tra l'altro, bisogna distruggere situazioni dove i giovani aspiranti giornalisti restano per anni sfruttati dalle redazioni, sottopagati, mantenuti a nero.

  Così una soluzione proposta dalla FNSI è quella che per diventare giornalisti bisogna studiare, si devono coltivare professionisti dell'informazione. E mai rinunciare al sogno di provare ad avventurarsi nella professione.
  Restano, alla fine di tre ore di dibattito tante nuove informazioni. Quelle che senza una comunicazione quotidiana tra stampa e cittadini non potranno facilmente venire alla luce. E c'è una nuova cultura da costruire, molte battaglie, ingiustizie, notizie da far conoscere. Perché «è assurdo parlare di libertà di stampa nel 2010», è ora di parlare di come migliorarla.

 

*Rete degli Studenti Medi

Dalla rete di Articolo 21