di Gian Mario Gillio*
Diana Tejera nasce a Roma. Nel 1997 fa parte del gruppo “Fiori d’acqua dolce” diretto da Mogol con il quale realizza il brano inedito di Battisti-Mogol del 1978 “Il paradiso non è qui”. La sua attività spazia da autrice, cantante, compositrice e chitarrista. Diplomata in fonia è in grado di arrangiare testi e realizzare colonne sonore. Diverse le collaborazioni come autrice, tra cui quelle con Marco Fabi, Barbara Eramo, Tiziano Ferro e il gruppo “pink” poi “plastico”, con cui realizza dischi e va in tourneè nel 2001 e nel 2002. Nel 2000 vince il festival di San Marino con il brano “strani sintomi”. Dedita alla musica, in particolare a quella d’autore, senza guardare al risultato da raggiungere, adora portare la sua musica dal vivo. Svolge un intensa attività live con il bravissimo Andrea di Cesare con il quale si è creato un forte sodalizio che li porta in giro per l'Italia proponendo i brani rivisitati in duo chitarra e violino. Porta avanti un'intensa collaborazione con il cantautore Alessandro Orlando Graziano con il quale firma alcuni brani presenti nel suo nuovo disco di imminente uscita. Vincitrice del Festival "Sette voci per Ofelia" 2007 e "Sound is life" 2008. Nei negozi potete oggi trovare il suo primo lavoro discografico dal titolo “La mia versione”.
Ho conosciuto Diana in treno, per meglio dire, ci siamo incontrati e abbiamo scambiato poco più di due parole prima di scendere dal treno che ci ospitava. Io ero diretto verso Roma da Torino, già stanco da alcune ore di viaggio e un po’ alienato dal dondolio tipico del Freccia rossa, in cuffia tenevo Keith Jarrett pianista che mi accompagna nei miei vari viaggi di lavoro, diciamo così. Il treno era insolitamente poco affollato, cosa che non capita spesso, e avevo a mia disposizione ben quattro posti, tutti per me! A Firenze sale una ragazza che mi si siede di fronte, era minuta, interessante e con sé portava uno strano strumento dentro una custodia morbida, sembrava una chitarra ma era troppo piccolo per poter essere ciò che sembrava e la cosa destava la mia curiosità. Il treno dopo la consueta sosta a Firenze Centrale (pausa sigaretta per molti fumatori) è ripartito verso la capitale. Io ho continuato ad ascoltare il mio cd, ma ero incuriosito da quella nuova presenza, i musicisti mi attirano, tipico interesse di chi ha tentato questa carriera, purtroppo con scarsi risultati! Soprattutto volevo davvero sapere cosa ci fosse in quella piccola custodia… Cosa poteva esserci dentro? Tra me e me pensavo che la forma e il disegno della custodia ricordava proprio quella di una chitarra ma era troppo piccola per essere una chitarra! Mi ostinavo a pensare. La ragazza intanto telefonava, soprattutto riceveva tante telefonate. Io continuavo ad essere rapito da Jarrett, musicista che ha una influenza magica su di me. Il volume del mio I-pod e era a palla e accompagnava le immagini mute e panoramiche viste dal finestrino. Arriviamo a Roma, fine del viaggio, e inaspettatamente inizia una discussione tra la musicista (doveva essere tale) con la piccola custodia e una viaggiatrice posizionata sul lato opposto. Le solite chiacchiere da treno… “Questa volta è arrivato in orario!!!”, dice la signora – con soddisfazione! “Eh… sì” risponde, la musicista? Rompere il ghiaccio a due minuti dall’addio, questo è il bello del treno, dirsi tutto per paura di non rivedersi mai più. A quel punto anche io riesco a dare sfogo alla mia curiosità e a rompere la timidezza. “Scusa se ti disturbo – ho esordito rivolgendomi alla ragazza, da buon piemontese falso e cortese, direbbero alcuni – quale strumento tieni li dentro?”. “Una chitarra in miniatura” risponde Diana, il nome sarebbe arrivato dopo qualche istante, “sai – prosegue svelandomi finalmente l’agognato mistero – sono quelle da viaggio in miniatura, funzionano bene, sono facili da trasportare e questa in particolare ha anche un ottimo suono”. Intanto la signora “della sedia accanto” si esalta e vuole capire se la persona che ha di fronte è famosa… potete immaginare il gusto di poterlo raccontare a casa a figlie e o nipoti… potete immaginare… ma la discesa dal treno è impellente. “Sei musicista o cantante? Come ti chiami?” incalza la signora, “Diana Tejera – risponde lei – ma con la “J” non come la teiera, quella che si usa per il tè” e prosegue “non sono famosa… ma alcune mie canzoni sono state eseguite diversi cantanti, uno certamente lo conoscerete, si tratta di Tiziano Ferro”. Io e la signora finalmente ci esaltiamo. Mediocri! “Ferro lo conosciamo..!!!” rispondiamo fieri e baldanzosi millantando finalmente competenze musicali. Diana, infine, ci informa dell’imminente uscita del suo disco, ci salutiamo e ognuno prende la sua strada. Fine della storia.
Ora possiamo ripartire da dove ci eravamo fermati alla stazione Termini alcuni mesi fa. È uscito da pochi giorni il disco di Diana Tejera “La mia versione” nei negozi, lavoro che è stato presentato in anteprima con un concerto a Roma al Lian Club di San Lorenzo. Ne parliamo in questa rubrica musicale di Articolo 21 perché Diana è davvero brava. Le ho rivolto alcune domande al volo che vi lascio leggere in tutta tranquillità. Ma… dopo la lettura, cliccate sul link per ascoltare la sua musica.
Buon ascolto!
Come sei nata artisticamente, qual è il tuo background musicale?
Ho iniziato suonando il pianoforte, ma nelle estati spagnole in casa di mio padre mi mancava, e così ho deciso di iniziare a studiare la chitarra che era decisamente più pratica! Le canzoni sono nate per gioco quando avevo 13 anni… amavo le cantautrici americane: Joni Mitchell, Tracy Chapman, Eddie Brickel, Ani di Franco, Joan as Police woman ma anche Bjork e la sperimentazione dei Radiohead. Poi mi sono avvicinata alla musica italiana e il mio incontro con Mogol mi ha fatto amare Battisti. Negli ultimi anni ho ascoltato con interesse Moltheni, Paolo Benvegnù, Non voglio che clara, Riccardo Sinigallia.
La tua musica contiene sonorità attuali ma richiama al tempo stesso quelle cantautorali, sei d’accordo?
Sì, amo sperimentare ma allo stesso tempo mantengo ben salda la “forma canzone” che mi appartiene da sempre e nella quale mi è possibile approfondire un percorso intimo con semplicità.
I tuoi testi cosa raccontano? Ci sono richiami all'attualità anche di carattere sociale e politico?
I miei testi sono piccoli frammenti di vita quotidiana, pensieri, riflessioni e analisi interiori. Mi affascinano molto i rapporti interpersonali, la psicologia dell’uomo… A volte ci sono anche richiami all’attualità come in “Ombre invisibili”, brano che sarà presente nel disco di Daniele Magro.
Oltre ad essere una cantante sei un'ottima musicista, la chitarra è il tuo strumento, quando componi nasce prima la musica o scrivi i testi dai quali trai ispirazione per le melodie?
Di solito scrivo prima la musica e poi il testo, a volte ci sono fortunate eccezioni dove testo e musica nascono insieme proprio come è successo con “Scivoli di nuovo”, “Sospensioni” , “Scollati le ciglia”. Amo comporre sia con la chitarra che con il piano.
"La mia versione" è il tuo primo lavoro discografico, tuttavia, hai già scritto pezzi e musiche per altri autori, uno particolarmente conosciuto è Tiziano Ferro, che oggi svetta nelle classifiche proprio con un tuo brano "Scivoli di nuovo" (nella tua versione originale portava un altro titolo) questo fatto ti emoziona? Arriva tutto insieme dopo tante fatiche?
È stato certamente emozionante ascoltare “Scivoli di nuovo” cantata da Tiziano. Le diverse interpretazioni che si possono dare a uno stesso brano hanno un che di miracoloso. Questo momento è frutto di un percorso graduale che spero possa ancora sorprendermi. Già nel 2006 avevo scritto con Tiziano “E fuori è buio” e ora l’approdo al mio disco d’esordio come solista è sicuramente un passo importante.
Sei una musicista live, nel senso che ami suonare e cantare davanti al pubblico, la tua dimensione immagino preferita, come è stato lavorare in studio per disco?
Divertente. Il lavoro in studio si basa sul confronto, ci siamo concessi il lusso di sperimentare, di giocare, senza scadenze e senza mai accontentarci. Nonostante la mia pignoleria a volte ossessiva i musicisti e amici che lavoravano con me sono riusciti a seguirmi senza stancarsi!
Qual è il tuo giudizio sulla musica prodotta oggi in Italia?
Credo ci siano realtà underground molto interessanti ma che fanno fatica ad emergere.
Musica, arte in genere e cultura si sono visti tagliare utili sostegni economici da Governo e istituzioni. Questo mancato sostegno lo ritieni un problema. Ti sembra che la musica sia oggi in sofferenza o al contrario gode di buona salute?
Ribadisco quanto detto.. senza dubbio la buona musica, l’arte e la cultura in questo momento storico non hanno vita facile.
Ci racconti chi sono i tuoi musicisti?
Il mio compagno di viaggio con il quale suono di frequente anche in duo è Andrea di Cesare, violinista eccellente e appassionato. Simone de Filippis è il jolly.. multi strumentista che a volte suona il synth, altre la tastiera. Flavio Pasquetto suona la chitarra elettrica, Pietro Casadei il basso, Giulio Caneponi la batteria.
Ti lascio uno spazio per dire ciò che vorresti dire, senza censure, usalo.
Quante pagine ho?!
*direttore di Confronti
27 gennaio: Sulla Nota delle Razze. Ebrei e Neri ricordano insieme
“Io non mi sento italiano ma per fortuna, o purtroppo, lo sono…..”
Patria, storia, cultura e lavoro celebrati al Concertone del Primo Maggio
Concerti di Solidarietà per l’Abruzzo, Roma 13 novembre
Premio Anmil Piacenza 2009
Due concerti di solidarietà per l’Abruzzo
La pianista Ilia Kim all’Auditorium della Conciliazione
Stefano Piccirillo oltre il microfono. Le stelle della radio italiana si raccontano con dieci canzoni
Pilar e “Sartoria Italiana Fuori Catalogo” incantano lo Studio Uno dell’Auditorium
Solo musiche dal vivo per “La prima di Primiano”
Prog Exibition 2011 per stupire una seconda volta
Antonio Pascuzzo e Rossoantico al Premio Tenco 2011
Palco a pedali. Musica eco-sostenibile
Prima di domani: un soffice respiro lunare. Il nuovo album di Benito Madonia
Al via “Orvieto Ushuaia classica”, prima edizione
Rossoantico a "Roma incontra il mondo"



