Camorra, storie di delitti, vittime e complici
prefazione di Roberto Saviano
«Raffaele Sardo non si è lasciato stringere nella morsa per cui se parli di certe questioni infanghi la tua terra e invece se non ne parli la rispetti. Ha compreso subito la perversione di questa logica omertosa. Custodire la memoria in terra di camorra significa custodire il vaccino contro certi poteri, non dimenticare che le maschere di chi ha dominato queste terre in passato vengono indossate dai potenti di oggi»
Macina profitti, devasta città e campagne, corrompe i poteri. Lasciando dietro di sé una striscia di sangue che non si asciuga mai.
Il libro ci consegna un ritratto sconvolgente della violenza della camorra, delle impunità e anche delle complicità quotidiane. E ci offre al tempo stesso un affresco denso di pietas del mondo delle vittime, nomi e cognomi ingiustamente dimenticati. Uomini uccisi per punire, per intimidire o semplicemente per sbaglio.
Don Peppe Diana, sacerdote. Salvatore Nuvoletta, carabiniere. Federico Del Prete, sindacalista. Franco Imposimato, impiegato. Attilio Romanò, informatico. Alberto Varone, commerciante. Domenico Noviello, imprenditore. Sono questi i nomi simbolici a partire dai quali l’Autore racconta la camorra dell’ultimo quarto di secolo, la crescita del “Sistema” o più propriamente della “Bestia”.
Un ritratto sconvolgente ma non rassegnato. Perché anche nella Gomorra assatanata di soldi e di potere arriva una sentenza giusta emessa “in nome del popolo italiano”; c’è qualcuno, un insegnante, un giornalista, una studentessa, un prete, che difende a testa alta i valori dell’Italia civile.
Raffaele Sardo, giornalista, laureato in scienze della comunicazione, vive e lavora in provincia di Caserta. Attualmente collabora con il quotidiano la Repubblica. Ha pubblicato Nogaro. Un vescovo di frontiera per Alfredo Guida Editore (1997) ed È marzo la primavera sta per arrivare. Don Peppino Diana ucciso per amore del suo popolo per Edizioni Università per la legalità e lo sviluppo di Casal di Principe (2004).
Pagine: 168
Prezzo: Euro 15,00
Formato: 14 x 21
Confezione: brossura cucita
Uscita: 20 ottobre 2008
Codice: 978-88-89533-29-1
da Liberainformazione
Recensione di Pietro Nardiello
Tra le tante pubblicazioni date alle stampe nel post Gomorra, l’ultima fatica del giornalista Raffaele Sardo, “La Bestia”, Melampo editore, può essere senza dubbio collocata tra quelle opere di frutto di ottimo giornalismo e di eccezionale valore morale.
Sardo, dall’alto della sua esperienza, affronta quel cancro chiamato camorra che macina profitti, devasta città e campagne, corrompe i poteri attraverso il dramma delle vittime innocenti, quelle che hanno deciso di impegnarsi quotidianamente contro la violenza dei clan e quelle, invece, che inconsapevolmente cadono a causa di un fuoco trasversale. In questi casi, con lavori del genere, si rischia di compiere opere di speculazione pur di raggiungere l’agognato risultato. Sardo, invece, con una scrittura semplice, ma accattivante, supera con eleganza e limpidezza d’animo questo rischio offrendo al lettore un ottimo testo di approfondimento su questioni che, in alcuni casi, nemmeno le cronache quotidiane hanno saputo trattare con la dovuta accortezza. Racconta le tristi storie del sacerdote Don Peppe Diana e del sindacalista Federico Del Prete, entrambi assassinati a Casal Di Principe, del giovane carabiniere Salvatore Nuvoletta, ucciso sotto la propria abitazione in quel di Marano, comune dell’area nord di Napoli, del commerciante Alberto Varone che non voleva cedere le proprie attività ai camorristi di Sessa Aurunca, di Franco Imposimato, eliminato per intimorire il fratello Ferdinando, giudice di tanti processi importanti e di Attilio Romanò assassinato per un errore nel proprio negozio. La narrazione è lasciata soprattutto ai parenti di queste vittime, a coloro che hanno dovuto affrontare l’indifferenza, la solitudine, le notti insonni, le difficoltà economiche, i dubbi sollevati da inquirenti e carta stampata che infangano la memoria del parente assassinato o di chi non vuole più la tua amicizia perché ti considera un pericolo, un ostacolo e a chi è stato costretto a lasciare la propria terra perché ha deciso di testimoniare contro i killer del proprio congiunto. Le emozioni scorrono velocemente, il più delle volte appaiono degli tsunami dell’irrazionalità dove è semplice perdersi e non ritrovare più il bandolo della matassa, quello della vita. Tutte storie, seppure diverse le une dalle altre, uguali, invece, nel momento della celebrazione dei funerali “sempre con le solite assenze di politici, società civile o di quelli che un tempo si definivano amici”. All’aspetto giornalistico Sardo demanda la ricostruzione dei retroscena, di quei fatti che hanno condotto al momento dello sparo i cui esecutori e mandanti, in alcuni casi, rimangono ancora sconosciuti alla giustizia. Viene fuori un ritratto sconvolgente, a tratti drammatico per un testo, dove Roberto Saviano firma la prefazione, che giunge fino alle ultime vittime del giugno scorso ma che Sardo conclude lasciando spazio alla speranza perché, nonostante tutto, “qualcuno ci sta provando a rendere più vivibili questi luoghi”.
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