Milano, 24 maggio 2010. Ieri pomeriggio, dalle 15, alcuni operatori umanitari, difensori dei Diritti Umani ed esponenti del movimenti di critica globale hanno trascorso alcune ore nei pressi dell'insediamento.
Era previsto un incontro fra il Comitato Antirazzista Milanese, che da tempo offre il suo sostegno ai Rom di via Triboniano, ed altre ong, fra cui il Gruppo EveryOne. Dopo i recenti scontri, la questura però ha impedito lo svolgersi dell'assemblea all'interno del campo, considerata anche la presenza di bambini e persone malate. L'ingresso dell'insediamento è stato bloccato da un cordone di agenti, ma è stato possibile durante tutto il pomeriggio un dialogo con i rappresentanti delle forze dell'ordine.
Alcuni attivisti si sono opposti alle operazioni di blocco dell'accesso al Triboniano attuando una resistenza nonviolenta, che hanno proseguito di fronte all'invito da parte degli agenti ad allontanarsi fino a una distanza di circa 200 metri dall'entrata. Gli attivisti, dietro disposizione del funzionario di polizia che coordinava le operazioni, sono stati spostati a braccia - per amor del vero senza alcuna brutalità - dagli agenti. Roberto Malini, Dario Picciau e Steed Gamero di EveryOne hanno intrattenuto un dialogo sereno con il funzionario della polizia di Stato, finalizzato ad evitare qualsiasi tensione e a prevenire, grazie al confronto di esperienze, futuri tumulti. "Da parte mia," ha detto nel corso della conversazione il funzionario, "mi rendo perfettamente conto che il problema di questo insediamento è la povertà delle famiglie che vi abitano. I Rom chiedono l'elemosina e commettono qualche furto, ma a volte mi chiedo: e se fossi io a trovarmi, con moglie e figli, nelle loro condizioni, come mi comporterei? E' vitale aiutare queste famiglie, che hanno tanti bambini, ad inserirsi. Se potessero vivere in appartamenti e i loro giovani potessero pensare solo a studiare e non a lottare per sopravvivere, avremmo risolto gran parte di questa emergenza".
Non vi era alcuna ostilità, negli sguardi dagli agenti, molti dei quali assai giovani. "Quel ragazzino sembra il mio fratellino," esclamava un poliziotto indicando un monello Rom dagli occhi chiari e vivacissimi. Un clima umano, in cui gli attori di un dramma metropolitano che dura da troppo tempo riuscivano, anche grazie alla presenza di alcuni operatori sociali che seguono da tre anni i bambini e gli adolescenti del campo, a guardarsi negli occhi senza inimicizia. Questa era l'aria che si avvertiva ieri al Triboniano, dove qualcuno, è vero, ipotizzava nuovi scontri e nuove barricate, ma dove è ora tempo di riflettere per ritrovare la via del dialogo e della solidarietà. "Il nostro Gruppo rispetta le scelte effettuate da alcuni Rom del Triboniano," commentano gli attivisti di EveryOne, "ma sta cercando di promuovere il recupero di un clima sereno, perché si formi una piattaforma di fiducia reciproca da cui ricominciare.





E' evidente che il progetto del Comune di sbarazzarsi di 600 persone Rom, con tanti bambini e malati, senza attuare tutte le procedure di sostegno sociale necessarie è un progetto disumano, che porterà solo nuova violenza e intolleranza. Sfrattare famiglie inermi con i più disparati pretesti, essere causa di drammi umanitari senza via di uscita, instillare odio nei giovani Rom contro la nostra città e il nostro Paese è una politica palesemente sbagliata, come dimostrano tutte le persecuzioni etniche nella Storia. E' altrettanto evidente che proseguire in una lotta senza quartiere - anche se è comprensibile e giustificato persino dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che sancisce la liceità della ribellione di fronte all'emergenza sociale - è una strada pericolosa e lontana dalle migliori esperienze nel campo della difesa dei Diritti Umani. I Rom sono un popolo, non una classe sociale, e ognuno di loro ha gli stessi obiettivi di tutti gli altri cittadini: essere felici, avere una famiglia, svolgere un lavoro soddisfacente, godere della libertà e dei beni che offre la vita".
Anche qualora si ritenga necessario proseguire con gli squilli di rivolta, vi sono numerosi operatori sociali e difensori dei Diritti Umani convinti che non esista via di uscita se non si prosegue contemporaneamente ogni possibile tentativo di dialogo con le Istituzioni e con tutte le componenti della struttura sociale, politica e umanitaria della città, del Paese e delle realtà oltre i nostri confini.
"Il popolo Rom pone i bambini e le donne in cima ai valori da difendere," prosegue EveryOne. "Ad Auschwitz, dove le famiglie Rom e Sinte potevano restare unite in attesa delle camere a gas, migliaia di genitori morirono di stenti, perché rinunciavano al poco cibo disponibile per nutrire i loro bambini. Nel campo del Triboniano, durante gli scontri, bambini e donne si sono posti in prima fila, armati di sassi e bastoni, come prevedono certe tecniche di guerriglia o resistenza violenta. Ripetiamo che, di fronte alla persecuzione, non possono essere considerate illegittime, tuttavia snaturano la cultura di pace che da ottocento anni caratterizza i Rom e i Sinti in Europa, tanto che gli anziani di questi popoli affermano con fierezza di essere 'l'unico popolo al mondo che non ha mai fatto guerre'. Non è una debolezza, ma una straordinaria virtù di questa gente. Non togliamola loro, neanche per una causa che riteniamo giusta. Non rendiamo i Rom siimili ai loro aguzzini".
Verso le 19.30 i Rom hanno tenuto una riunione all'interno del campo, manifestando timore per il futuro. Gli operatori umanitari e i difensori dei Diritti Umani non hanno potuto incontrare i capifamiglia, per una decisione che nasce da precedenti opzioni e che gli attivisti presenti vicino al campo hanno responsabilmente accettato. "Abbiamo tuttavia parlato con alcuni giovani Rom," conclude EveryOne, "che si augurano di vivere in pace il prima possibile. Non chiedono la luna, ma solo un posto dove vivere, una sicurezza minima da cui partire per trovare un lavoro e avere la possibilità di provvedere alle famiglie.
Si sentono traditi da tante promesse e hanno assistito all'espulsione di tanti loro fratelli, colpevoli di aver ospitato parenti 'non autorizzati' o di possedere un rudere inabitabile, definito 'appartamento' da persone in cattiva fede. Si sentono diversi dagli altri cittadini, perché devono obbedire a un regolamento speciale, pieno di norme che non toccano gli altri. Anche un cane può ricevere la visita di un suo simile, ma i Rom del Triboniano no. Se lo fanno e non sono 'autorizzati', vengono messi in mezzo alla strada, condannati al randagismo. Se vogliamo, unendo le forze di tutte le persone di buona volontà, recuperare la fiducia dei Rom e contemporaneamente la nostra umanità, dobbiamo stracciare le regole e gli inganni del passato e ripartire dalla solidarietà. In caso contrario, avremo perso tutti. Avremo perso tutto".
Nelle foto: 23 maggio 2010 in via Triboniano
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