Kiana Firouz, 27 anni, è un’attrice e attivista lesbica iraniana originaria di Teheran. Impegnata da anni nella lotta contro le discriminazioni e le persecuzioni degli omosessuali nel suo Paese, Kiana ha prodotto un documentario sulla condizione di lesbiche e gay sotto il regime di Ahmadinejad. Alcuni fotogrammi del video sono finiti nelle mani dell’Intelligence iraniana, i cui agenti hanno iniziato a pedinarla e intimidirla. Kiana, preoccupata per la propria incolumità, ha deciso di lasciare improvvisamente Teheran per rifugiarsi nel Regno Unito, dove avrebbe potuto continuare il suo lavoro, proseguendo gli studi.
Kiana ha richiesto asilo nel Regno Unito, ma la sua domanda è stata rigettata dall’Home Office, nonostante il Ministero britannico abbia preso atto della sua condizione di omosessuale perseguitata e conosca bene la legge islamica, che considera l’omosessualità quale uno tra i peggiori reati, punibile con la forca, e identifica gay e lesbiche quali nemici di Allah. In Iran, la punizione per una lesbica adulta, sana di mente e consenziente, è di 100 frustate. Se l’atto è perpetrato per tre volte e la punizione è inferta in ciascuna occasione, la condanna a morte si applica alla quarta volta (articoli 127, 129, 130).
Kiana ha presentato ricorso in tribunale al diniego dell’Home Office, ma anche il Giudice ha respinto incredibilmente la richiesta d’asilo. Secondo l’avvocato di Kiana, rimane l’unica possibilità di appellarsi alla decisione del Giudice, ma oramai il rischio di una deportazione in Iran si profila quantomai imminente. Kiana Firouz ha recentemente preso parte alle riprese del film “Cul de Sac”, la cui trama è incentrata sulla sua vita e in particolare sulle sue lotte civili portate avanti in Iran. “Per me era fondamentale prendere parte a quel film”, ha dichiarato recentemente l’attrice in un’intervista.
“Come donna omosessuale iraniana, credo che nulla, meglio di un film, possa rendere l’idea di quali difficoltà vivano ogni giorno sulla propria pelle le lesbiche del mio Paese. Quel film” ha poi spiegato Kiana, “contiene scene di sesso che già basterebbero per una condanna a morte, se fossi rimandata in Iran. Ora, la mia unica speranza rimane la mobilitazione del mondo LGBT”.
“Cul de Sac”, la cui uscita nelle sale è prevista proprio per questo mese, ha già destato l’interesse dei media di tutto il mondo, dopo che nel dicembre 2009 il suo trailer è stato pubblicato su YouTube. Oltre diecimila utenti hanno visionato il video nei primi quattro giorni dalla sua messa on line, e anche i media dell’opposizione in Iran, sottoposti a un costante controllo da parte delle autorità del regime, hanno ripreso la notizia.
Kiana ha anche creato una petizione contro la decisione di essere deportata in Iran.
Il Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i Diritti Umani che, tra gli altri, nel Regno Unito ha già curato i casi di asilo per la lesbica Pegah Emambakhsh, che rischiava il rimpatrio da Londra a Teheran nel 2007, e per il gay iraniano Mehdi Kazemi, fa appello al Governo britannico e alle forze democratiche dell’Unione europea, nonché all’Alto Commissario ONU per i Rifugiati Antonio Guterres, affinché a Kiana Firouz sia garantita immediatamente la più adeguata protezione umanitaria e venga scongiurata in via definitiva una sua deportazione in Iran, dove certamente sarebbe messa a morte, oltre che per la propria condizione di lesbica, anche per il proprio impegno civile. Gli attivisti di EveryOne invitano tutta la società civile a inviare mail di protesta all’Home Office britannico, utilizzando l’indirizzo public.enquiries@homeoffice.gsi.gov.uk, chiedendo che sia concesso al più presto lo status di rifugiata a Kiana, che rappresenta un simbolo internazionale contro l’omofobia e la repressione di gay e lesbiche nei Paesi islamici.
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