Un tribunale inglese ha assolto lo scrittore di testi di divulgazione scientifica Simon Singh dall'accusa di diffamazione rivoltagli dall'associazione nazionale dei chiropratici (BCA), capovolgendo così la sentenza in primo grado emessa a maggio 2009. Il caso di Simon Singh figurava tra gli esempi più significativi degli effetti negativi che la severissima legge brittannica sulla diffamazione (Libel Law) ha sulla libertà di stampa.
Nel 2008 l'autorevole quotidiano "the Guardian" pubblicò un articolo in cui Simon Singh (autore de "l'ultimo teorema di Fermat") criticava la BCA per la promozione di terapie inutili dal punto di vista medico, in quanto la loro efficacia non era supportata da nessuna prova empirica. Il caso era finito sotto i riflettori della stampa anche grazie alla campagna per un cambiamento della Libel Law lanciata dall'Index on Censorship e dall'English Pen nel 2009, Free Speech is not for Sale (FSNS).
Dopo due anni di lavoro e 230 mila euro spesi per difendersi dalle accuse, il signor Singh potrà almeno compiacersi di aver segnato una pietra miliare per la giurisprudenza inglese.
Abituati come siamo a vedere campagne di 500 mila firme cadere nell'oblio, è sorprendente guardare alle cifre della FSNS: a un anno dal suo lancio, e con sole 45 mila firme al suo attivo, la campagna ha già portato a dei risultati concreti, tra i quali un serio dibattito parlamentare.
Confrontiamo ora questi numeri con quelli delle varie campagne lanciate da Repubblica nel 2009 e condiamoli con l'oservazione che la stampa inglese ha ancora il potere di distruggere la reputazione e la carriera di politici di entrambe gli schieramenti, e non di uno solo come da noi (il che -sic- è già un notevole miglioramento rispetto al nostro recente passato)..... e arriviamo alla conclusione che la stampa ha in inghilterra un potere maggiore che da noi.
Naturalmente questo è dovuto anche alla maggiore sensibilita' dell'elettorato protestante nei confronti delle bugie dei potenti.
Ma è importante ricordare che il potere dei Media discende in buona parte dalla possibilità che essi hanno di accedere alle informazioni (per esempio alle note spese dei parlamentari o ad intercettazioni il cui contenuto sia di pubblico interesse), nonché di pubblicarle.
Per quanto riguada la fase di raccolta informazioni, il nostro sistema politico/finanziario non ha certamente la stessa trasparenza di quello inglese, e da qui deriva una prima debolezza della stampa in Italia.
L'incombente passaggio del ddl intercettazioni altro non farà che diminuirne ancora il potere in virtù dei severi limiti che impone su ciò che è possibile pubblicare.
Giulio D'Eramo - Londra
03-04-2010
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