di Gian Mario Gillio*
«Rootz», degli Africa Unite, è un disco dalle sonorità attuali, dove i testi raccontano temi sociali, anche scomodi, e dove le melodie richiamano le sonorità calde del reggae.
Esce Rootz, il quindicesimo lavoro discografico del gruppo più longevo e rappresentativo del reggae made in Italy. Sono passati 4 anni dalla pubblicazione di Controlli e chi conosce gli Africa Unite è consapevole che ogni disco porta con sé una nuova scommessa. Anche se l’ispirazione primaria è sempre stata la musica giamaicana, in ogni lavoro gli Africa hanno sempre cercato spunti nuovi e personali, dando al «ritmo in levare» uno stile particolare che in questi 30 anni di carriera sono riusciti a creare. Rootz è un disco dalle sonorità attuali, dove i testi raccontano temi sociali, anche scomodi, e dove le melodie richiamano le sonorità calde del reggae con la reintroduzione, per questo lavoro, della sezione fiati. Il sound unisce il dub alla poetry nel suono delle radici più classiche, e dove il tutto passa attraverso contenuti musicali attuali con un notevole impatto di calore compositivo. Come sempre gli Africa Unite, band pinerolese di nascita ma internazionale nel sound, dicono la loro, fotografando il mondo di oggi, analizzandone le paure, i dubbi e le speranze con la dovuta attenzione alle evoluzioni del tempo. Da qui parte l’ispirazione per Così sia, un elogio alla diversità, in aperta polemica con le posizioni omofobiche di questi tempi; Il movimento immobile racconta invece le grandi questioni ambientali, e ancora, Mr.Time tocca il tema della morte, denunciandone – citando una loro espressione – l’uso «religiofilosoficostrumentale». Cosa resta, invece, racconta un paese al contrariO – il nostro – vessato ogni giorno da soprusi e ingiustizie, dove spesso regna incontrastata l’illegalità. Il video della canzone, disponibile anche su youtube e sul sito internet africaunite.com, è un collage di immagini televisive che ripropongono tragedie e singolarità della nostra penisola. Nelle immagini si vedono i rifiuti di Napoli, i soprusi e la violenza subite da persone comuni solo per aver deciso di scendere in piazza per le proprie rivendicazioni sociali, ma anche i politici «urlanti» ospitati in talkshow e trasmissioni pseudointellettuali ma anche il grande inganno di questi tempi dove la fama viene spesso regalata a persone comuni e dove la povertà segna una società in balia di una preoccupante deriva democratica e culturale; degna di merito la dedica a Stefano Cucchi, barbaramente ucciso dopo essere arrestato per pochi grammi di droga proprio dentro le mura della legalità e ancora oggi in attesa di ricevere la dovuta giustizia. Una denuncia, oltre all’omaggio a Stefano, rivolta a chi dovrebbe proteggerci e che spesso non lo fa, anzi. In questo video – un «Videocracy in bignami», seppur più crudo e raccapricciante – c’è l’Italia dell’apparire e della tv – dove naturalmente ora possiamo specchiarci! – dove viene fotografata un’Italia condizionata dall’informazione e dai media, tra decadenza e faziosità. L’intenzione del cd tuttavia è sempre la stessa: fare in modo che l’ascolto sia finalizzato al divertimento, un esempio lo troverete selezionando i brani The lady, Sensi e Sì.
Anche questa volta la band ha ospitato tanti amici nell’album: Alborosie, l’italo-giamaicano più famoso della scena reggae europea; i Franziska con Piero Dread e Roddy Jah Son; Mama Marjas, voce calda e ritmica della scena pugliese di Taranto; i giovanissimi Mellow Mood, che, con Jacopo, ci ricordano che il «nuovo reggae» gode di ottima salute. Ultimo, ma non nei nostri cuori Patrick ‘Kikke’ Benifei (Casino Royale), che ha supportato e ricamato melodie insieme a Bunna, frontman degli Africa Unite.
Bunna, esce il vostro nuovo disco “Rootz”. E, come da vostro stile, la musica, grazie ai testi, tocca temi sociali, etici e politici. Quali sono gli argomenti che avete deciso di affrontare e per quale motivo li avete scelti?
Non decidiamo mai a priori gli argomenti da trattare, le cose fluiscono nel momento in cui ci mettiamo a lavorare sui pezzi. Anche questa volta gli Africa hanno voluto fotografare la realtà che ci circonda e, in questo modo, grazie ai testi e alle sonorità appunto, abbiamo espresso la nostra opinione su argomenti che ci stavano particolarmente a cuore.
Nell’album ci sono canzoni come “Cosa Resta” dove analizziamo il tempo nel quale viviamo e dove denunciamo come siamo stati ormai abituati a perdere quei diritti e quelle libertà per cui ci siamo sempre battuti. La triste consapevolezza è che si fa davvero poco per ottenere un reale cambiamento, mentre i presupposti per “sollevarsi” sarebbero molti. “Così Sia” parla della diversità e di come questa, purtroppo, viene percepita e non accettata. In particolare facciamo riferimento all’omosessualità e agli atteggiamenti omofobi insiti nella nostra società, ma che sono evidenti anche in molte liriche di alcuni artisti giamaicani e dei quali facciamo anche i nomi. Questo brano vuole essere un elogio alla diversità e alla bellezza del mondo plurale, del mosaico di differenze che rende tutto più chiaro, affascinante e particolare. Non amiamo l'omologazione indotta da media e mode, seppur osservandone l'evoluzione con rispetto, riteniamo debba esserci la stessa valutazione di rispetto anche per tutto ciò che non viene riconosciuto come “normale”, per tutto ciò che appunto viene ritenuto “Altro”. Ognuno di noi, in realtà, è “Altro”…
Degno di nota, a mio avviso, è anche “Mr.Time”. Gli Africa Unite in questo brano mettono in luce l’importanza del quotidiano, e invitano a vivere i momenti per ciò che sono, in piena libertà, scevri da ingerenze, spesso strumentali, che spesso le religioni impongono su certi temi, soprattutto etici e bioetici.
Cosa intendete per “Rootz”, titolo dell’album?
Il titolo ci sembra rappresenti perfettamente questo disco. Perché è sicuramente il lavoro dove gli Africa più si attengono ai canoni del reggae e nello stesso tempo ripropongono quelle atmosfere, stili e sonorità che sin dall’inizio ci fecero innamorare di questo genere.
Qual è la vostra analisi sull’influenza che i media e l’informazione giocano nella società italiana.
Soprattutto in “Controlli” abbiamo sviscerato l’argomento, ma il problema, purtroppo, rimane.
Gran parte dello sfacelo culturale della nostra società penso sia dovuto al grande potere che i media hanno acquisito in questi anni. L’informazione è, il più delle volte, di parte e finalizzata a costruire una realtà virtuale, indotta, non reale.
Sembra quasi che l'intento sia quello di farci pensare il meno possibile, dunque, annullare il nostro pensiero critico. Tutto ciò lo riteniamo oltre che grave anche offensivo. A mio avviso la società civile è intellettualmente attenta e desiderosa di riappropriarsi dei propri valori e del proprio futuro, un futuro oggi più che mai a rischio. E’ importante continuare a ripeterlo, almeno per riuscire ad innescare qualche scintilla di riflessione su quello che stiamo vivendo e sulle libertà fondamentali che giorno dopo giorno stiamo perdendo. La verità è ormai accessibile a tutti, bisogna solamente andarsela a cercare e, per fortuna, la rete rappresenta lo strumento, che, se usato con attenzione e intelligenza, può aiutare a costruire, anche dalla base, un’opinione consapevole.
“Mr. Time” è una denuncia all’uso “religiofilosoficostrumentale”, come voi sostenete, che in questi anni è stato fatto sul tema della morte. Cosa dice il vostro testo?
Questo è un testo scritto da Madaski, cofondatore con me degli Africa United, poi Africa Unite, e insiste sull’importanza di sentirsi liberi da qualunque condizionamento religioso. La vita è una, e bisogna viverla appieno giorno per giorno, momento per momento, senza doversi “sacrificare” per la promessa di chissà quale paradiso ultraterreno. Sicuramente le religioni hanno volutamente usato a loro vantaggio la paura della morte, sentimento insito nell’uomo, un modo forse per fare proselitismo. Mi trovo d’accordo con il "Madaski pensiero", anche se il mio atteggiamento verso tutto ciò che è spirituale è un po’ diverso. Credo che la spiritualità sia da ricercare dentro di noi, sia per migliorare noi in primis, ma anche per condizionare grazie alla nostra crescita anche gli altri.
La salvaguardia dell’ambiente è, oggi più che mai, tema cogente. È la prima volta che lo affrontate?
E’ la prima volta che lo affrontiamo in modo così diretto. L’ambiente è un tema importantissimo che spesso tendiamo a sottovalutare. È fondamentale non farsi abbindolare da false necessità mosse dal vento del business, come avviene oggi per il nucleare. Produrre energia pulita si può, e molti paesi già lo fanno, ci rende molto tristi la consapevolezza che nel nostro paese non ci sia una reale volontà di cambiare lo stato delle cose. Troppi interessi condizionano le scelte politiche che si fanno in Italia. Cambiare lo status quo non è cosa facile, ma è importante che ognuno faccia ciò che può e che riesca a smontare la solita dannosa idea: “tanto da solo che posso fare??”
Ci fai una fotografia dell’Italia che vedi, sia come artista che come cittadino?
Come musicista, mi preoccupa la sorte dei giovani che vogliono vivere di musica.
Quasi 30 anni fa, quando cominciammo con gli Africa, non avevamo velleità di vivere di musica, e per molto tempo abbiamo coltivato questa passione ma “guadagnato” grazie ad altro.
Il lavoro è stato lungo e faticoso, ma ha portato, dopo tante fatiche, alla nostra credibilità discografica sia musicale che live. Mi sembra di capire, invece, che i gruppi di oggi cerchino il successo “veloce”, il traguardo “facile”, ciò che solo un’enorme investimento promozionale può produrre. Ma l’arte, la passione, l’impegno sono altra cosa. Il problema che vedo, inoltre, è che questo tipo di successo, così come facilmente arriva, facilmente svanisce. Anche oggi la musica non ha pari opportunità. Le radio trasmettono i soliti 50 pezzi che vanno in quel momento, non danno la possibilià all’ascoltatore di avere un quadro completo di quella che è la produzione italiana.
Questo innesca un meccanismo per il quale, per avere visibilità, si cerca di ricreare il suono che “funziona”. La conseguenza di tutto ciò è un’enorme quantità di musica senza carattere, proprio perché costruita a tavolino per ottenere un risultato. La morte dell’arte!
Per quanto riguarda la nostra società penso che un’ottima fotografia la delinei bene il nostro brano “Cosa Resta”:
«Non si muove foglia ma tira brutta aria su chi sta sopra e tira fili di collusioni equivoche, senza specchi per l’anima. […] In una piazza o in una cella può capitare una situazione irreparabile che colpisce chi è più debole che han vestito da colpevole… e non si spoglia piu! […] Sono tanti gli intolleranti, le ronde, le uniformi ma da questa sicurezza chi ci difenderà?»
Da poco il Movimento degli africani italiani ha ricordato Miriam Makeba con un tributo a Roma, la partecipazione di pubblico è stata significativa, un modo per ricordare l’artista Mama Africa, ma anche per denunciare la deriva razzista del nostro paese. Qual è la tua impressione?
Sono preoccupato per la piega che sta prendendo il nostro paese. Gli episodi di razzismo e di intolleranza ci dimostrano quanto l’ignoranza (nel senso di ignorare, cioè di non sapere e non conoscere, e non nel senso offensivo) regni sovrana e penso che questa sia proprio figlia della mancanza di politiche educative serie, un esempio lo possiamo vedere con le nuove leggi e tagli in materia di educazione, ma è ben evidente anche nell'esaltazione del qualunquismo proposto dai media ogni giorno. Mi chiedo come si possa continuare ad avere atteggiamenti razzisti contro delle persone che, come hanno fatto gli italiani sessant’anni fa, si muovono dalla loro terra per andare a cercare un futuro migliore per lavorare in situazioni difficili, quelle situazioni dalle quali gli italiani hanno preferito scappare. Come si può dimenticare e ignorare il nostro passato e cadere, noi oggi, negli stessi errori di cui siamo stati vittime in tempi passati e neanche poi così lontani?
Perché un disco dopo quattro anni? Un bel po’ di tempo.
E’ vero “Controlli” e’ uscito nel 2006, ma in questi quattro anni non siamo mai stati fermi.
Abbiamo fatto molti concerti, abbiamo realizzato “4 Riddims 4 Unity” un disco nel quale abbiamo invitato molti ospiti della scena reggae italiana e non solo...(dai Sud Sound System a Kymani Marley.....) a cantare su quattro nostre basi. E' stata una bella esperienza, un bel modo di confrontarsi con delle altre realtà musicali e con le quali, nonostante spesso si "bazzichi" nelle stesse situazioni, raramente si ha il tempo di collaborare.
Tra un concerto e l’altro, nel 2008 abbiamo anche fatto uscire “Biografrica Unite” un cofanetto con 2 cd ed un Dvd con canzoni e video clips realizzati dagli inizi della nostra carriera fino ad oggi, un po’ la nostra storia. Dunque non siamo stati con le mani in mano. Realizzare un disco è difficile e imprevedibile. L’ispirazione non ha regole, in dieci minuti può nascere un pezzo meraviglioso e allo stesso tempo ci si può mettere una settimana per non concludere proprio nulla. Scusate il gioco di parole, ma rende l’idea. Gli Africa si sono sempre messi la lavoro quando avevano delle cose da dire sia dal punto di vista musicale che di contenuti. Piuttosto che fare un disco “non sentito” pensiamo sia meglio non farlo.
Parliamo di musica. Ci sono novità sonore? E gli ospiti quale ruolo hanno giocato?
Il disco contiene il reinserimento della sezione fiati di cui eravamo orfani in “Controlli”.
È un disco reggae nel senso stretto del termine. Gli ospiti sono stati, ognuno a modo suo, molto bravi. Coinvolgere gli “amici” e farli cantare nei nostri pezzi è una cosa che ci piace molto fare per vari motivi, primo fra tutti quello artistico: ogni artista porta il proprio vissuto e le proprie caratteristiche sonore, dunque si arriva ad una contaminazione che regala sonorità e e colori diversi al brano. L’altro è che crediamo che il panorama musicale italiano sia davvero ricco di artisti bravissimi, ma che, nonostante il loro talento, abbiano poche possibilità di farsi “conoscere” o “vedere”. Dunque inserirli in un nostro lavoro può dare loro un’opportunità di visibilità in più, almeno tra i nostri fans. Pensiamo che sia importante, per la sopravvivenza del genere reggae e della scena musicale in generale che ci siano voci nuove e continuo ricambio.
Ora la promozione del cd. Poi una nuova tournée?
Il disco è uscito il cimque marzo, nel frattempo abbiamo cominciato le prove per il tour che ci porterà in giro per l’Italia e non solo, quella del live è da sempre la nostra situazione preferita.
All’inizio era anche l’unica promozione su cui potevamo contare, oggi per fortuna c’è anche altro, come l’ufficio stampa. Sì, anche noi ci siamo conformati alle esigenze di questi tempi!!
link direto al video: http://www.youtube.com/user/AfricaUniteband
*direttore di Confronti
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