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Milano. Il provvedimento anti-clandestini per via Padova è discriminatorio
Milano. Il provvedimento anti-clandestini per via Padova è discriminatorio
Entra in vigore oggi l'ordinanza per via Padova emanata dal sindaco di Milano Letizia Moratti, in forma sperimentale fino al 31 luglio, che obbliga tutti i proprietari di casa di produrre, con una autocertificazione da presentare ai vigili entro il 25 aprile, le generalità dei loro inquilini. In caso di mancata documentazione o di falsa dichiarazione, la sanzione sarà di 450 euro. Agli amministratori di condominio, inoltre, l'obbligo di segnalare le violazione delle norme igienico-sanitarie e sulla sicurezza dell'edificio nelle parti comuni, nonché eventuali sovraffollamenti nelle case. Ma non è tutto. "Andremo casa per casa, busseremo e chiederemo i titoli di occupazione" ha affermato il vicesindaco Riccardo De Corato, mentre il sindaco Moratti ha aggiunto di aver chiesto al ministro Maroni di estendere, con un decreto legge, la possibilità per la polizia di Stato di fare irruzione in un locale non solo per i reati di terrorismo o droga, ma anche di clandestinità. "Aspettiamo un riscontro" ha detto.
"Quanto risulta dalle dichiarazioni e dalle azioni dell'amministrazione comunale milanese è preoccupante. Forse il sindaco non si rende conto che questi provvedimenti ricalcano le ordinanze che diedero il via alle retate contro le minoranze da parte del partito nazi-fascista," dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell'organizzazione umanitaria EveryOne. "In base a una di tali ordinanze, il 16 ottobre 1943, durante l’occupazione nazista di Roma, agenti delle SS, miliziani fascisti e poliziotti rapirono dalle loro case e deportarono nel campo di concentramento di Auschwitz oltre 1.000 ebrei romani. Le autorità," spiegano i rappresentanti del Gruppo EveryOne, "facevano irruzione nelle case, senza mandato, solo in base all'informazioni o sospetti della presenza di ebrei. Solo un esiguo numero, 16 persone, tra cui una sola donna, tornarono alle loro case. È sconcertante la similitudine fra le operazioni nell'Italia fascista e nella Germania di Hitler e il piano Moratti-De Corato ed è fondamentale che le forze democratiche e antirazziste contestino questo programma discriminatorio".
In una recente intervista rilasciata da Hanneli Pick-Goslar, amica di Anna Frank, a Roberto Malini, durante le riprese del documentario "In viaggio con Anna Frank", la sopravvissuta al campo di Bergen-Belsen ha affermato: "La polizia aveva il permesso di bussare a ogni casa e quindi di entrare senza mandato specifico, controllare i documenti e perquisire ogni angolo, in base al sospetto della presenza di ebrei da arrestare e deportare. Chi rifiutava di collaborare, subiva pesanti sanzioni, fino all'arresto e al carcere, come accadde a coloro che protessero Anna Frank. Se gli agenti trovavano ebrei," ha spiegato la Pick-Goslar, "li portavano in carcere, poi in un centro di transito e infine li deportavano. I collaborazionisti e delatori erano ovunque. Anna Frank cadde nelle mani dei nazisti proprio a causa di quel clima, di quelle ordinanze".
"Non crediamo serva aggiungere altro," concludono gli attivisti per i diritti umani Malini, Pegoraro e Picciau, "se non che confidiamo nell'immediato intervento dell'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Navi Pillay affinché predisponga nell'immediato un intervento ufficiale verso l'ennesimo atto che annichilisce i diritti degli stranieri e induca il Ministro degli Interni a soprassedere riguardo all'istituzione di una polizia speciale destinata alla caccia ai 'clandestini', che spesso sono profughi da paesi in crisi umanitaria, che non hanno avuto neppure la possibilità di presentare domanda di asilo politico".
Dalla rete di Articolo 21