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Massimo Ciancimino rafforza i sospetti di complicità fra politica e Mafia
Massimo Ciancimino rafforza i sospetti di complicità fra politica e Mafia
di Alfred Breitman

Sono ormai numerose e attendibili le testimonianze che rivelano gravi connivenze fra Mafia e politica italiana, a partire dalle stragi del 1993. Non bastassero le dichiarazioni del giudice Paolo Borsellino, che fu assassinato a causa del suo impegno contro il crimine organizzato, oggi i magistrati dispongono delle rivelazioni di pentiti credibili, come Gaspare Spatuzza, Pietro Romeo e lo stesso Ciancimino

Palermo, 8 febbraio 2010. Il collaboratore di Giustizia massimo Ciancimino ha dichiarato ieri ai magistrati di Palermo che "Forza Italia è il frutto della trattativa tra lo Stato e Cosa nostra dopo le stragi del '92". Attraverso il suo avvocato, Berlusconi minaccia una querela per diffamazione  contro il figlio dell'ex sindaco di Palermo, dimenticando che non è il primo testimone attendibile a fare simili affermazioni. Il magistrato Paolo Borsellino, eroe della lotta contro la mafia assassinato con una bomba a Palermo nel 1992, disse nel corso di un'intervista, poco prima di morire, che a Palermo erano in corso indagini legate ai rapporti fra gli uomini di Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi, e la mafia. Diversi pentiti (per esempio, Gaspare Spatuzza e Pietro Romeo: quest'ultimo parlò anche di Berlusconi come mandante politico delle stragi del 1993) fanno continuamente, nei processi contro il crimine organizzato, il nome di "Forza Italia", del primo ministro, del senatore Marcello dell'Utri e di altri politici dell'attuale maggioranza. I pentiti accusano  di gravi collusioni mafiose anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano, il presidente del Senato Renato Schifani e altre personalità politiche di rilievo. Nonostante questo, il potere dell'attuale maggioranza - che si basa su capitali illimitati, controllo dei media, stuoli di avvocati, complicità inossidabili - non entra minimamente in crisi. Contemporaneamente, la Mafia si espande nell'Unione europea con forza sempre maggiore, attivando connivenze con politici e imprenditori, acquisendo società e banche, aprendo aziende che servono a coprire gli affari sporchi. E' dimostrato che negli ultimi anni il crimine organizzato, approfittando di leggi e provvedimenti atti a favorirne lo sviluppo (dalla soppressione delle intercettazioni telefoniche allo scudo fiscale) ha toccato progressivamente record di "fatturato", fino a raggiungere nel 2009 la somma di 130 miliardi di euro (ultimo Rapporto SOS Impresa/Confesercenti), escluso il traffico di droga. Sottovalutata, indisturbata, la Mafia perfeziona la propria rete per il traffico di stupefacenti, la gestione di affari illeciti, il riciclaggio di miliardi di euro. Terreni, edilizia, finanza, media, gioco d'azzardo, smaltimento rifiuti, progetti per l'innovazione tecnologica e le energie alternative: sono pochi i settori, ormai, in Europa, nei quali non sia giunta la lunga mano della Mafia. Non sarebbe forse opportuno ascoltare i suggerimenti di Borsellino e dare un peso non solo alle sentenze  passate in giudicato, ma anche ai gravi sospetti che circondano le personalità politiche: "Ma dimmi un poco," disse il magistrato agli studenti di un istituto tecnico nel 1989, "ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati".

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