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La Mafia è la prima "azienda" italiana e ha già le mani sull'Europa
Roma, 27 gennaio 2'10. Poco più di un mese fa il ministro dell'Interno Maroni e quello della Giustizia Alfano dichiaravano in conferenza stampa, a nome del governo: "La Mafia è in ginocchio, i suoi leader storici sono decaduti e sono in carcere, in 41 bis". Qualche giorno fa, il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi ha fatto loro eco, con enfasi ancora maggiore: "LaMafia a Milano non esiste". Non passa giorno senza che i politici italiani esaltino i successi delle Istituzioni nella lotta al crimine organizzato. Sono proclami quantomeno irresponsabili, visto che la situazione reale è ben diversa, come mostrano i dati del Rapporto 2009 Sos Impresa, presentato oggi da Confesercenti. La Mafia italiana si conferma la prima "impresa" italiana e una delle prime in Europa, con un fatturato 135 miliardi di euro e con utili pari a 70 miliardi di euro. Nel 2009, denuncia il rapporto, le cosche hanno rafforzato la loro posizione. Gli incrementi più significativi sono stati toccati dall'usura, ma vanno a gonfie vele anche le estorsioni, i falsi e le contraffazioni, le frodi informatiche. Nell'edilizia e nell'agricoltura, la presenza mafiosa si è potenziata ovunque, così come nel settore giochi e scommesse, "tradizionalmente" legato al crimine organizzato. Il "fatturato" di Cosa Nostra, 'Ndrangheta e Camorra indicato dalla relazione, tuttavia, non tiene conto del traffico di droga, che rappresenta la "fetta" più importante del business mafioso. Considerando i proventi della droga, si può ipotizzare un giro di affari criminale di circa 300 miliardi di euro in Italia, cifra che diviene iperbolica se si considerano i traffici nei Paesi dell'Unione europea e nel mondo intero e che fanno della Mafia italiana una multinazionale in grado di controllare con forza sempre maggiore economia, finanza, politica e informazione.
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