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Morte in carcere di Mohammed El Abbouby: le conclusioni del Gruppo EveryOne
Morte in carcere di Mohammed El Abbouby: le conclusioni del Gruppo EveryOne
Milano, 19 gennaio 2010. Mohammed El Abbouby, recluso nordafricano, è morto venerdì scorso per le esalazioni di una bomboletta di gas da campeggio. Era stato arrestato il 15 agosto 2009 per la rivolta al centro di identificazione in via Corelli, a Milano e condannato con l'accusa di danneggiamento, incendio e resistenza a pubblico ufficiale. "Non è stato un suicidio, ma un incidente causato dallo 'sballo delle carceri', pratica pericolosa con cui i detenuti tentano di "evadere" dalla terribile realtà delle  prigioni italiane". Lo sostengono Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, che rilevano precise analogie fra la morte di Mohammed e alcuni episodi simili avvenuti negli anni scorsi all'interno del sistema penitenziario. Dopo il caso della morte del ventenne Maurizio Pintabona, sempre a San Vittore, nel mese di ottobre del 2003, che aveva sniffato da una bomboletta di gas da campeggio per vincere la noia con la "droga dei poveri" (detta anche "la neve del carcere", "lo sballo del gabbio", "lo sballetto", "la piccola neve") il ministro della Giustizia aveva diramato una circolare ufficiale chiedendo ai direttori delle case circondariali di vigilare affinché non circolassero bombolette, vietandole e ritirando quelle già in possesso dei detenuti. Il regolamento delle carceri, comunque, prevedeva già allora il divieto di possedere bombolette da campeggio. "Altri casi si erano verificati, per esempio a Vigevano e Busto Arsizio," ricorda EveryOne, "dove, nel 2002, al detenuto Giancarlo Speroni, caduto a terra e morto nei bagni, era stata rilevata presenza di butano nel sangue. Purtroppo, nelle prigioni italiane continuano a circolare le letali bombolette e probabilmente Mohammed El Abbouby è un'altra vittima del micidiale stupefacente fai-da-te. E' evidente che la condizione inumana in cui vivono i detenuti," concludono gli attivisti, " rilevata anche dalla delegazione parlamentare radicale che l'estate scorsa visitò molte prigioni italiane, è alla base di questa pratica di 'evasione' dall'ansia, dalle violenze fisiche e morali, dall'umiliazione, dall'amarezza e dalla noia. Per molti reclusi, l'alternativa è ancora più estrema e non a caso l'Italia è il Paese in cui si registra il più alto numero di suicidi".
Dalla rete di Articolo 21