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Gruppo EveryOne: "A Roma sorgono i ghetti Rom"
Il Gruppo EveryOne, organizzazione per i Diritti Umani, denuncia la nascita di nuovi progetti di apartheid e persecuzione, già attuati a Milano e nel Nord Italia - e in corso di attuazione a Roma - attraverso delibere comunali e regionali, o attraverso provvedimenti prefettizi, che contrastano con le direttive Ue e le normative internazionali. "Nonostante le proteste da parte delle organizzazioni per i Diritti Umani e le raccomandazioni, nonché le forti preoccupazioni, espresse dall'Unione europea e dall'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, a Roma rinascono i ghetti, su modello - non è un'esagerazione - di quelli che i nazisti realizzarono in Polonia alle soglie dell'Olocausto". Lo affermano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti di EveryOne.
"Ghetti riservati quasi esclusivamente ai Rom cosiddetti 'storici', rifugiatisi in Italia decenni fa, in seguito alle tragedie umanitarie e alle persecuzioni nei Paesi della ex-Jugoslavia: le famiglie Rom stanziate negli ultimissimi anni in Italia, per la maggior parte romene, sono state infatti sgomberate e allontanate senza alternativa alloggiativa né programmi assistenziali, sia d'estate che d'inverno, con conseguenze umanitarie terribili e in un clima di generale indifferenza. I campi in questione saranno in recintati e presidiati 24 ore su 24 da telecamere, forze dell'ordine e guardie giurate e controllati da comitati di cittadini residenti nei dintorni. Ogni internato, compresi i bambini," proseguono gli attivisti, "verrà dotato di tesserino corredato di fotografia e dati anagrafici, che dovrà sempre essere esibito all'ingresso, e avrà l'obbligo di rispettare, oltre alle leggi e disposizioni locali vigenti, una legge speciale - chiamata 'patto di socialità' o 'patto disciplinare interno' - riservata ai Rom. Il diritto a permanere nei campi-ghetto avrà una durata di massimo due anni e sarà subordinato al pagamento regolare delle utenze da parte delle famiglie. Prima di essere internate nei nuovi insediamenti," spiegano ancora Malini, Pegoraro e Picciau, "le famiglie passeranno in 'campi di transito' (così definiti dalle stesse autorità)".
Secondo un'analisi condotta dal Gruppo EveryOne, negli ultimi quattro anni il Comune di Roma ha investito nelle operazioni di pulizia etnica e di messa in sicurezza dei luoghi di rifugio oltre 45 milioni di euro. "Denaro pubblico speso senza criterio, sull'onda dell'odio razziale: con un terzo di quella cifra, il Gruppo EveryOne o un'altra associazione con esperienza avrebbe dato una risposta positiva e definitiva alla necessità di integrazione e oggi avremmo un perfetto inserimento della comunità Rom nella capitale, con un ritorno in termini di civiltà e di immagine internazionale. Se attuata - e purtroppo il progetto è già in corso - questa 'soluzione finale' costituirà la fine di qualsiasi speranza di integrazione," concludono i rappresentanti dell'organizzazione umanitaria, "perché la famiglie, compresi i bambini, vivranno perennemente sotto il serrato controllo delle forze dell'ordine, con genitori bollati come 'asociali': le loro possibilità di trovare occupazioni dignitose saranno pari allo zero, mentre la spada di damocle dei pagamenti delle bollette le costringerà a qualsiasi compromesso pur di racimolare il denaro necessario e non trovarsi, con bimbi, donne e malati sulla strada. I bambini subiranno gravi discriminazioni per la loro condizione di marginalità dai coetanei a scuola, e non avranno possibilità di integrazione alcuna negli ambienti giovanili e post-scolastici. Un totale apartheid, insomma, secondo regole diverse da quelle - democratiche e civili - cui sono soggetti gli altri cittadini, i quali rispondono davanti a una giustizia che non è più 'uguale per tutti'."
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