Torino, 13 Gennaio 2010. E' appena terminata la partita degli ottavi di finale di Coppa Italia Juventus-Napoli. I tifosi juventini hanno intonato più volte cori razzisti contro Mario Balotelli, fra cui l'odioso: "Non ci sono negri italiani". Arbitro, dirigenti e giocatori hanno assistito al deplorevole spettacolo senza manifestare il minimo dissenso (se si eccettua un timido tentativo dello speaker di indurre gli intolleranti a sospendere i cori), esattamente come il telecronista di Rai1. "Che tristezza," commentano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne," pensare ai bambini e ai ragazzi che hanno udito quei cori, quelle parole lontane da civiltà e umanità, senza ricevere dal mondo degli adulti il benché minimo insegnamento, il benché minimo esempio positivo. Ormai l'odio razziale è stato assimilato dal gioco del calcio, dal mondo dell'informazione, dalla società italiana e i cori razzisti sono il nuovo inno nazionale dell'Italia che discrimina, respinge, imprigiona, sgombera chi appartiene a razze diverse da quella 'italica'. 'Pum..., parte il cannone,' tuonava qualche anno fa il ministro Umberto Bossi contro gli africani, 'o con le buone o con le cattive, vanno cacciati'. Ma adesso non sono più i deliri di un movimento xenofobo: è il popolo italiano, così simile a quello che - settant'anni fa - veniva trascinato dal movimento politico che si chiamava 'Pdl', il Partito dei Lavoratori di Adolf Hitler".
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