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Milano: trans suicida nel Cie. Gruppo EveryOne: "E' dramma umanitario causato da politiche intolleranti"
26 dicembre 2009. Ieri, 25 dicembre, intorno alle 15 una persona transessuale di nazionalità brasiliana, entrata domenica scorsa nel Centro di Identificazione ed Espulsione di via Corelli a Milano, si è impiccata usando un lenzuolo. L'allarme, dato da un detenuto intorno alle 15,30, non è però servito a rianimarla in tempo, dopo l'arrivo dei soccorsi. "Quella di ieri è l'ennesima vittima delle politiche dettate dalla Lega Nord e del pacchetto sicurezza," affermano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell'organizzazione per i diritti umani EveryOne, "una legge crudele che ha introdotto in Italia il reato di clandestinità, ponendo i migranti senza permesso di soggiorno nella condizione di rischiare ogni giorno l'arresto, la detenzione nei Cie fino a sei mesi, trattamenti inumani e infine la deportazione"."Quando accadono tragedie come questa," prosegue EveryOne, "diventa necessario riflettere sulla realtà dei Cie, che sono vere e proprie carceri dove ogni diritto viene violato, tanto che lo stesso premier Silvio Berlusconi - nel corso di una recente conferenza stampa a L'Aquila con il commissario europeo Jacques Barrot - li ha definiti 'simili a campi di concentramento'. Ricordiamo che l'Italia è il primo Paese europeo per discriminazioni, morti e violenze transfobiche: un terribile primato che rende le persone transessuali e transgender cittadini vulnerabili ed esclusi," continuano i rappresentanti del Gruppo EveryOne, "su cui stampa, autorità e istituzioni riversano pregiudizi e trattamenti lesivi della dignità di esseri umani. E se questo non bastasse a sollevare lo sdegno delle persone civili, ricordiamo che l'Italia ha anche il primato dei suicidi, delle violenze e degli stupri nelle prigioni".
Il Gruppo EveryOne, che da febbraio 2009 porta avanti, assieme ai Radicali e alla rete antirazzista, un monitoraggio sui CIE di tutta Italia, ha rilevato che suicidi (tentati o riusciti), specie tra immigrati transessuali e transgender, sono in costante aumento e che ciò che si sta consumando nei Centri di Identificazione ed Espulsione altro non è che un dramma umanitario. "Le condizioni igienico-sanitarie dei centri" spiegano gli attivisti, "sono terribilmente precarie, con mancanza spesso di acqua corrente e servizi igienici agibili; per non parlare delle violenze e delle umiliazioni, più volte documentate anche dal nostro Gruppo, che si consumano tra le loro mura: intimidazioni, pestaggi, spedizioni punitive, atrocità. Abbiamo sollecitato" concludono Malini, Pegoraro e Picciau, "gli uffici a Ginevra dell'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani e dell'Alto Commissario ONU per i Rifugiati, con cui EveryOne collabora a stretto contatto, affinché la discussione sulle gravi violazioni dei diritti fondamentali perpetrate dal sistema carcerario e dalle politiche anti-immigrazione del nostro Paese venga portata all'attenzione della Corte Internazionale di Giustizia, principale organo giudiziale delle Nazioni Unite".
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