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Uzoma Emeka, nigeriano testimone di abusi nel carcere di Teramo, è morto a 32 anni per "cause naturali"
Milano, 22 dicembre 2009. In Italia il razzismo ha raggiunto punte di una gravità mai vista. La legge razzista 94/2009 ha trasformato i migranti, i Rom e i profughi in esseri senza diritti, che vivono nascosti e braccati come topi, per timore dei Cie, delle violenze in carcere e della deportazione. Stranieri assassinati o aggrediti non fanno più neanche notizia. Nelle scuole è comune che bambini e ragazzi insultino pesantemente i compagni di origine straniera, specie se hanno la pelle scura o sono di etnia Rom. Nelle strade, l'intolleranza è frequente e quotidiana. Persino negli stadi, è ormai normale sentire cori contro i calciatori di origine africana, fra cui il recente "Un negro non può essere italiano", intonato dai tifosi della Juventus Torino, che regolarmente inneggiano alla morte del giovane campione di origine ghanese Mario Balotelli. Sono episodi che si risolvono con una multa di scarsa entità.
Venerdì scorso il giovane 32enne nigeriano Uzoma Emeka, rinchiuso nel carcere di Castrogno (Teramo) è morto in circostanze misteriose. Il 22 settembre 2009 aveva assistito al pestaggio da parte delle guardie di un altro detenuto e aveva avuto il coraggio di denunciare il crimine. Dopo tale atto di coraggio, avrebbe dovuto essere trasferito per evitare possibili ritorsioni da parte del personale penitenziario. Invece niente, è stato lasciato lì, dove è morto. Come accade nel 50% delle morti misteriose, che raggiungono percentuali più alte nel caso di vittime straniere, le autorità hanno spiegato la tragedia "per cause naturali": un'ernia cerebrale che avrebbe esercitato una pressione fatale sulla materia grigia del prigioniero. Se è la verità, si tratta di un evento gravissimo, perché dal momento in cui Uzoma ha lamentato dolori al capo a quando ha ricevuto le prime cure sono passate ore, secondo le testimonianze. Per salvarlo, sarebbe bastata una TAC urgente. Ancora una volta segnaliamo alle Istituzioni europee e all'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani l'episodio e il fenomeno dell'intolleranza in Italia, augurandoci che diplomazia e opportunità politiche non conducano le autorità dei Paesi civili a girare la testa da un'altra parte, indifferenti a una tragedia umanitaria intollerabile.
Nella foto, Uzoma Emeka
Venerdì scorso il giovane 32enne nigeriano Uzoma Emeka, rinchiuso nel carcere di Castrogno (Teramo) è morto in circostanze misteriose. Il 22 settembre 2009 aveva assistito al pestaggio da parte delle guardie di un altro detenuto e aveva avuto il coraggio di denunciare il crimine. Dopo tale atto di coraggio, avrebbe dovuto essere trasferito per evitare possibili ritorsioni da parte del personale penitenziario. Invece niente, è stato lasciato lì, dove è morto. Come accade nel 50% delle morti misteriose, che raggiungono percentuali più alte nel caso di vittime straniere, le autorità hanno spiegato la tragedia "per cause naturali": un'ernia cerebrale che avrebbe esercitato una pressione fatale sulla materia grigia del prigioniero. Se è la verità, si tratta di un evento gravissimo, perché dal momento in cui Uzoma ha lamentato dolori al capo a quando ha ricevuto le prime cure sono passate ore, secondo le testimonianze. Per salvarlo, sarebbe bastata una TAC urgente. Ancora una volta segnaliamo alle Istituzioni europee e all'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani l'episodio e il fenomeno dell'intolleranza in Italia, augurandoci che diplomazia e opportunità politiche non conducano le autorità dei Paesi civili a girare la testa da un'altra parte, indifferenti a una tragedia umanitaria intollerabile.
Nella foto, Uzoma Emeka
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