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Articolo 21 - Osservatorio Esteri
Ancora sotto scacco la Regina dei Dalit indiani
Ancora sotto scacco la Regina dei Dalit indiani

di Simone Petrelli

Naina Kumari Mayawati è un nome sulla bocca di tutti. Da un lato, perché ad oggi si tratta del più importante leader dell'India del nord. E’ la signora che ha deciso di intraprendere la scalata più difficile, quella verso la poltrona di Primo Ministro. Un percorso, il suo, ancor più ripido, difficile, faticoso. Una via tanto sdrucciolevole che lei quella poltrona, alla fine, la sta perdendo. Anche se si tratta del leader più carismatico del Paese. Anche se è vista come la donna di maggior rilievo della politica indiana dopo l'ex primo ministro, Indira Gandhi, e l'attuale presidente del Partito del Congresso, un’altra Gandhi, Sonia.

La sua sembrava una rapidissima ascesa. Uno dei quei fuochi destinati a risplendere in fretta. Forse è ancora così, visto che la gente fa ancora la fila in strada pur di procurarsi la tessera del suo partito. Per lei che di strada ne ha percorsa parecchia, da insegnante, politica, leader dei poveri perfino. Alla fine ce l’ha fatta. E’ diventata Primo Ministro del più grande Stato regionale dell’India, l'Uttar Pradesh. E la sua è una posizione chiave, perché per le potenzialità che custodisce in sé potrebbe entrare addirittura a far parte della coalizione di governo. Magari potrebbe conquistare uno degli ambitissimi posti che compongono il ristretto podio del vertice del Paese. Magari. Ma non è affatto detto.

Potrebbe fare il bello ed il cattivo tempo, pronunciando l’ultima, fatidica parola sulla disputa che oppone Partito del Congresso e nazionalisti hindu del Bhartiya Janata Party. La sua è per di più un’influenza che inizia a farsi sentire un po’ ovunque nel Paese. Anche a sud, in Andhra Pradesh e Tamil Nadu. Nel Maharashtra, ad ovest, il suo partito sta avanzando con costanza. E molte teste pensanti della politica locale la stanno corteggiando per averne l’appoggio. Per la sua casta, i dalit aggrappati all’ultimo scomodo gradino della società, può essere il riscatto, finalmente. Ma non è detto che alla fine sia così.

Eppure, gli svantaggaiti continuano a sognare. Il 35-40 per cento della popolazione totale del Paese continua a credere. Ciò facendo, si affida ciecamente alla Mayawati e ai programmi di progresso portati avanti dal suo Bsp. Ma l’India è un gigantesco caleidoscopio. Perciò, qui non tutto è come sembra. Anche la favola del riscatto ha un suo lato oscuro. 2002: la Mayawati rimane coinvolta nella truffa dell'Heritage Corridor, progetto nato per migliorare le strutture turistiche nei pressi del Taj Mahal e sfociato in un’azione legale con il sospetto che ingenti fondi fossero stati dirottati altrove.

Gennaio 2003: ancora un caso per la Mayawati. Quarantasettesimo compleanno celebrato con fasti impensabili. Uffici governativi utilizzati per organizzare le celebrazioni, con un'enorme festa per 30mila ospiti presieduta dalla signora in persona e dai suoi colleghi di partito. Mazzi di fiori e regali piovuti sulla festeggiata in abito rosa mentre quest’ultima battagliava con l'immensa torta e rispondeva con sorrisi e cenni del capo alle ovazioni dei suoi sostenitori. E mentre 300 persone morivano nello stesso Stato a causa della morsa di freddo che attanagliava l'India del nord in quell’inverno maledetto.

Oggi la Mayawati torna a fare scalpore. Questa volta, per le 40 statue di importanti leader politici (ma 6 raffigurano lei stessa) fatte costruire e disseminate per le strade della capitale dello Stato piu’ popoloso dell’India, la città di Lucknow. Costo dell’imponente opera: 6,68 crore di rupie, ovvero 1 milione e mezzo di euro. Non si tratta purtroppo di una novità. Gia’ in passato la Mayawati aveva commissionato statue commemorative. Alcune di esse erano poi state fatte abbattere. Per rifarle piu’ alte, perche’ erano meno imponenti di quelle già realizzate per celebrare Nehru, Gandhi ed altri grandi indiani.

Altre 52 crore, circa 10 milioni di euro, sarebbero state invece spese per la costruzione di ben 60 elefanti di marmo, simboli del partito Bsp, da posizionare dinanzi all’Ambedkar Memorial, monumento all’intoccabile che ha redatto di suo pugno la Costituzione indiana. Di fronte all’ennesimo scandalo è stata subito approntata, firmata e presentata presso la Suprema Corte indiana una petizione pubblica per mettere un freno alle sconsiderate iniziative del Primo Ministro. Il denaro pubblico venga piuttosto utilizzato per altri scopi, più nobili e soprattutto di più immediata urgenza.

Non c’è tregua, insomma, per la ”regina dei dalit”. E nemmeno per i suoi sogni, che al momento odorano più di gloria e brama di rivalsa cieca che di autentico riscatto.

 

 

Dalla rete di Articolo 21